Ucraina, atleti a Roma con Bubka | Malagò: “Solidarietà olimpica è sacra”

A Roma atleti e atlete con la stella del salto dell'asta, oggi presidente del Comitato Olimpico dell'Ucraina: "Qui vostra seconda casa"

newsby Redazione20 Aprile 2022



Il presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, Giovanni Malagò, ha accolto presso il centro sportivo Giulio Onesti a Roma il presidente del Comitato Olimpico Ucraino, e suo collega membro Cio, Sergej Bubka. Con l’ex fuoriclasse del salto con l’asta c’era il ministro della Gioventù e dello Sport dell’Ucraina, Vadym Gutzeit (campione olimpico di scherma a Barcellona 1992 nella sciabola a squadre).

L’Italia e l’accoglienza agli atleti dell’Ucraina


Noi siamo qui in una situazione completamente diversa da ogni situazione che si era creata prima – ha ricordato Malagò –. Perché qui non si tratta di parlare, ma di fare i fatti. Lo hanno detto anche il presidente Bubka e il ministro Gutzeit“. All’incontro erano presenti anche gli atleti di diverse federazioni sportive dell’Ucraina, che sono stati ospitati in Italia dall’inizio del conflitto.

Il nostro meraviglioso Paese è in assoluto il Paese che ospita il maggior numero di atlete e atleti dell’Ucraina – ha voluto rimarcare Malagò –. E lo è di gran lunga, rispetto a tutti gli altri Paesi del mondo. Di questo siamo molto orgogliosi, siamo fieri. Lo siamo per due motivi. Innanzitutto perché abbiamo la possibilità di dimostrare che ci sono momenti nella vita in cui l’ospitalità non serve più a parole, ma va dimostrata. Ed è così sul campo, in pedana, su un tatami, su un campo di regata, ovunque“.

Malagò e i valori olimpici: “Questa è la vostra seconda casa”

Quindi il presidente del Coni ha ricordato i valori stessi per perseguire i quali esiste il Comitato. “Inoltre interpretiamo, penso nel modo migliore, il concetto sacro di solidarietà olimpica. In modo particolare, all’interno del Cio“, ha spiegato Malagò. Che si è quindi rivolto personalmente agli atleti provenienti dall’Ucraina: “Considerate questa la vostra seconda casa“.

Un senso di accoglienza su cui Malagò ha poi fatto una precisazione. Ha infatti sottolineato come la comunità sportiva ucraina sia e resti legata alla propria patria, da cui si è allontanata solo a causa dell’invasione da parte della Russia. “Non vogliamo che questa diventi casa vostra per sempre, e sappiamo che il vostro desiderio è quello di tornare il prima possibile a casa. Però fino a quando questo non succederà, troverete qui sicuramente tutto quello che vi serve. Perché noi siamo felici che questo stia avvenendo“, ha concluso il numero uno del Coni.

Bubka commosso: “Senza l’Italia, l’Ucraina non avrebbe futuro”


Ieri sera ho parlato con il premier Mario Draghi ed era anche lui era fiero di quanto sta facendo l’Italia” in riferimento all’ospitalità riservata ai circa 500 atleti e tecnici dell’Ucraina che in questo momento si allenano nel nostro Paese. Così Malagò durante la conferenza stampa nell’aula magna del centro di preparazione olimpico Giulio Onesti. “Bubka ieri mi ha detto delle parole che ricorderò per sempre. Siamo felici che l’Italia stia parlando con le parole, ma che stia dimostrando con i fatti quanto sia forte la nostra amicizia. Questo è un simbolo magnifico della solidarietà olimpica“, ha concluso Malagò.


Ho il cuore spezzato. Sto facendo di tutto per portare la pace e salvare il mio popolo. Ringrazio tutti gli italiani, senza l’Italia non avremmo futuro. Non ho mai incontrato nella mia vita una tale solidarietà“. Lo stesso Sergej Bubka non trattiene le lacrime e racconta il suo dolore per la guerra in Ucraina. Bubka, leggenda dello sport mondiale, ha incontrato la stampa italiana presso il centro sportivo dell’Acqua Acetosa dopo aver fatto visita agli atleti di Kiev ospitati dallo sport italiano.


“Quando è scoppiata la guerra ero a Kiev – ha raccontato ancora Bubka -. Ho lasciato la città come un rifugiato, ho provato cosa può sentire un rifugiato. Sono arrivato in treno a Leopoli, eravamo in otto nel vagone con nove bambini negli spazi per i bagagli. Non avevamo cibo. Poi ho passato il confine in auto. Non sapevamo cosa poteva accadere. Mia madre ha 85 anni e non può muoversi, mio fratello si prende cura di lei. Loro sono a Donetsk, non so altro.


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