Sinisa Mihajlovic contro il calcio a porte chiuse: “Così mi fa schifo”

"Spero che da settembre riaprano gli stadi perché il calcio si gioca per i tifosi" ha detto l'allenatore del Bologna

Mihajlovic
newsby Francesco Lucivero25 Luglio 2020


Sinisa Mihajlovic non è certo uno che le manda a dire. Il tecnico del Bologna, alla vigilia dell’impegno della sua squadra contro il Lecce, ha lanciato una dura critica al calcio post-emergenza Covid, chiarendo per quale motivo si augura che il campionato finisca presto. “Il calcio così mi fa schifo” ha chiosato l’allenatore serbo durante la conferenza stampa.

Mihajlovic: “Se mi chiedessero di giocare senza pubblico o non giocare, sceglierei di non giocare”

Per il tecnico dei felsinei non si tratta di una questione di stimoli: “Quelli i ragazzi li hanno perché li pungolo sempre – ha detto –. Semplicemente spero finisca questo calcio perché dodici partite così mi fanno schifo“.

“So che era l’unico modo di finire campionato – ha poi aggiunto Mihajlovic – ma speriamo che da settembre riaprano gli stadi perché il calcio si gioca per i tifosi. Sentire il rumore della palla e quello che si dice in campo non emoziona, è quasi peggio degli allenamenti. Spero finisca presto e non si ripeta mai più.

“Se mi chiedessero di scegliere se giocare senza pubblico o non giocare il prossimo campionato, sceglierei di non giocare. Così non mi piace” ha poi affermato l’allenatore del Bologna.

Superata la fase acuta dell’emergenza, il rientro in campo era inevitabile

Il calcio a porte chiuse non entusiasma ma il ritorno in campo si è reso necessario per una serie di motivi, primo fra tutti quello legato all’aspetto economico. Una questione non sottovalutabile per una vera e propria industria che genera introiti altissimi e che, oltre a chi scende in campo o siede in panchina, dà lavoro a migliaia di persone.

Sul tema della mancanza di atmosfera era intervenuto, pochi giorni dopo la ripresa dei campionati di Serie A, B e C, il numero uno dello sport italiano, il presidente del Coni Giovanni Malagò: “Non è certo il calcio, la partita, l’effetto, la scenografia, l’atmosfera e l’ambiente a cui siamo abituati – aveva detto –. Ma sicuramente è meglio che non giocare. Per il momento bene così, perché si è dovuto fare di necessità virtù. Poi è chiaro che c’è sempre qualcosa che ci condiziona nel giudizio di queste partite. Ma nella vita bisogna anche valutare quali sono le alternative, e in quel momento non si poteva fare di meglio“.


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