Malagò: “Porte chiuse? Meno passione ma soluzione migliore”

Il presidente del Coni ha parlato del possibile ritorno dei tifosi negli stadi e dell'importanza del credito d'imposta per gli imprenditori coinvolti nello sport

newsby Andrea Corti9 Luglio 2020



Intervenuto alla presentazione degli Educamp 2020 al Centro di preparazione olimpica ‘Giulio Onesti’ di Roma, il presidente del Coni Giovanni Malagò è tornato a parlare del campionato di calcio senza pubblico negli stadi, sottolineando come già fatto in passato l’importanza di aver ripreso a giocare, seppur a porte chiuse. “I dati ci dicono che siamo passati da sei milioni di spettatori a tre milioni e mezzo – ha sottolineato -. Mancano ancora sette giornate, non so cosa succederà. Se uno fa un sondaggio penso che il calcio, così, appassioni molto meno gli italiani, ma al tempo stesso penso che sia la soluzione di gran lunga migliore tra quelle che erano sul tavolo. Si è dovuto fare di necessità virtù”.

Riaprire gli stadi? Per mesi ci hanno abituato ed educato a rispettare l’opinione del Comitato tecnico-scientifico – ha aggiunto Malagò -. Vista da fuori, ci sono cose che magari uno fatica a capire. Così come alcune ordinanze regionali che sono difformi a quelle statali. Certo, l’auspicio è quello di riportare presto la gente sugli spalti”.

Malagò: “Credito d’imposta indispensabile”


Il presidente del Coni è poi tornato su un’altra questione che sta particolarmente a cuore al Coni, quella del credito d’imposta per le sponsorizzazioni delle società sportive. “Mi sembra ci sia stato un coro unanime, non ho avvertito nessuno che fosse contrario – ha affermato con decisione -. È un problema tutto politico e tecnico, se non pseudo-finanziario. Da parte delle società mi sembra una richiesta sacrosanta per cercare di compensare tutti i problemi, non solo di oggi ma anche della prossima stagione. Ci sono molti imprenditori nel mondo dello sport che hanno chiesto la possibilità di utilizzare il credito d’imposta perché l’alternativa è che il prossimo anno non faranno l’intervento e si aggiunge danno al danno”.

“Le istituzioni sanno già cosa ci aspettiamo – ha poi aggiunto il numero uno dello sport italiano –: niente di più e niente di meno rispetto alle indicazioni degli organismi internazionali, della Carta Olimpica, ma anche della storia e della tradizione del Coni”.


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