George Floyd, la Nba schierata tutta dalla stessa parte

Il “dominus” della Lega, Adam Silver, in una lettera inviata alle trenta franchigie, ha voluto lanciare un segnale inequivocabile.

newsby Valerio Mingarelli2 Giugno 2020


Sul caso George Floyd e sull’attuale momento che stanno vivendo gli Stati Uniti la Nba marcia compatta. E si espone altrettanto nettamente in un’unica direzione. Raramente la Lega del torneo più seguito al mondo aveva visto prese di posizione così nette su temi sociali e politici della propria patria. Tanti giocatori hanno detto la loro, altri hanno persino partecipato a manifestazioni pacifiche. Soprattutto si è schierata la Lega stessa con il suo “dominus” Adam Silver, che in una lettera inviata alle trenta franchigie, ha voluto lanciare un segnale inequivocabile.

Il discorso di Adam Silver sul caso George Floyd

Il razzismo, la brutalità della polizia e le ingiustizie dovute alla discriminazione – ha sottolineato il commissioner – rimangono parte integrante della vita di tutti i giorni in America e non possono più essere ignorate. Sono incoraggiato nel vedere che tantissimi membri della famiglia NBA e WNBA – giocatori, allenatori, leggende del passato, proprietari di squadre e dirigenti di ogni livello – hanno deciso di parlare per chiedere giustizia, sollecitando proteste pacifiche e lavorando per un cambiamento significativo della società. Adesso continueremo a garantire il nostro contributo insieme ai giocatori e alle squadre. Come organizzazione, siamo chiamati a fare tutto ciò che è in nostro potere e a sfruttare la nostra posizione per chiedere un cambiamento che non si può più rinviare”.

George Floyd, la Nba schierata dalla stessa parte
George Floyd, la Nba schierata dalla stessa parte

Parole potenti, arrivate subito dopo il messaggio profondissimo affidato alle colonne del Los Angeles Times da Kareem Abdul-Jabbar. Oltre a essere il più grande realizzatore Nba di tutti i tempi, Kareem è la stella del basket che più di ogni altra si è spesa per contro il razzismo e per i diritti civili delle minoranze, anche in epoche in cui era ben più complicato esprimersi rispetto ad oggi. “ll razzismo in America è come la polvere nell’aria. Sembra invisibile — anche quando ti sta soffocando — fino a quando non lasci che entri il sole. È solo in quel momento che realizzi che è dappertutto”. Il centro ex Bucks e Lakers ha definito il razzismo come un virus più mortale del Covid-19. E non ha risparmiato frecciate alla classe politica americana.

Anche Michael Jordan contro il razzismo

Rimanendo nella Hall of Fame, non ha fatto mancare il suo pensiero nemmeno sua maestà Michael Jordan, arrivato attraverso Twitter e rimbalzato ovunque. “Mi sento molto triste ma anche decisamente arrabbiato, e sono con coloro che stanno protestando contro il razzismo insensato che c’è nel nostro Paese nei confronti della gente di colore. Ora ne abbiamo abbastanza”, ha tuonato l’ex fenomeno dei Chicago Bulls, ora patron degli Charlotte Hornets.

Insomma, una corale perentoria, quella del mondo Nba. Ad aprire le danze, già all’indomani della morte di George Floyd, era stato Lebron James, con quella maglietta con su scritto “I cant’ breathe” (non riesco a respirare, ndr). Enes Kanter, il centro turco dei Boston Celtics perseguitato da Erdogan proprio per le sue battaglie e per i suoi attacchi al governo del proprio paese, a Boston è sceso in piazza contro il razzismo insieme ad altri compagni. Un altro “Celtic”, Jaylen Brown, ha sfilato ad Atlanta. Dove c’era anche il playmaker degli Indiana Pacers, Malcolm Brogdon. A Minneapolis, città protagonista del caso George Floyd, alcuni giocatori dei Minnesota Timberwolves hanno manifestato con i cittadini. Pure il nostro Marco Belinelli sui social si è esposto: “Sono bianco e privilegiato, ma per questo non voglio restare in silenzio”.

Giocatori e allenatori uniti contro l’accaduto

Allenatori di colore come Dwane Casey dei Detroit Pistons e Doc Rivers dei Los Angeles Clippers, si sono esposti con forza e durezza sull’accaduto. Un altro coach, Gregg Popovich (San Antonio Spurs), è arrivato a bollare come pazzo Donald Trump, reo per “Pop” di non riuscire a dire mezza frase non divisiva. Mentre Dennis Rodman, mai banale, in un video ha invitato le persone a non rispondere alla violenza razzista con altra violenza, condannando la scia di saccheggi e distruzione in diverse città. “E’ una brutta situazione” – ha specificato “the warm”, consigliando a tutti di manifestare pacificamente.

E poi c’è Jr Smith…

La nota di colore, invece, non poteva che arrivare da Jr Smith, l’istrionica guardia che aiutò i Cleveland Cavaliers a vincere il titolo nel 2016. Dopo aver condannato l’operato della polizia a Minneapolis, ha aggredito fisicamente un manifestante a Los Angeles che gli aveva appena distrutto un finestrino della sua auto. Il personaggio, del resto, lo conosciamo. Il mondo della Nba, dunque, si è unito con forza al grido di dolore che si sta rimbombando per tutti gli States.



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