ESCLUSIVA – Bertolucci: “Barty? Pandemia dura per lei, cercava felicità altrove”

Paolo Bertolucci e l'addio al tennis di Ashleigh Barty: "Nello sport fondamentali le motivazioni, se finiscono bisogna trovare altri stimoli"

Paolo Bertolucci è una leggenda del tennis italiano, primo atleta del nostro Paese a vincere tre tornei nella stessa stagione. Stella azzurra nella Coppa Davis tra il 1976 e il 1980, ne fu anche capitano nel periodo 1997-2000
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newsby Marco Enzo Venturini23 Marzo 2022


L’improvviso annuncio del ritiro di Ashleigh Barty ha scosso il mondo del tennis e in generale dello sport mondiale. A dire addio è infatti l’attuale numero 1 del circuito femminile, e soprattutto un’atleta di appena 25 anni. Sui motivi di una decisione tanto radicale, Newsby.it ha raccolto in esclusiva le considerazioni di Paolo Bertolucci.

Oggi commentatore televisivo per ‘Sky Sport’, Paolo Bertolucci è una leggenda del tennis italiano, primo atleta del nostro Paese a vincere tre tornei nella stessa stagione. Stella azzurra nella Coppa Davis tra il 1976 e il 1980, ne fu anche capitano nel periodo 1997-2000. E nella sua intervista esclusiva, ha parlato di Ashleigh Barty, di quanto siano importanti le motivazioni per un campione di tennis, ma anche delle prospettive di Matteo Berrettini e Jannik Sinner.

Bertolucci a Newsby.it: “Ritiro Barty è peccato, ma era predisposta. Motivazioni fondamentali”

Buongiorno, signor Bertolucci. Sorpreso dalla decisione di Ashleigh Barty?
Sì, ma conoscendola solo fino a un certo punto. Lei è sempre stata diversa da tutte le altre. Un vero peccato, perché era l’unica giovane diversa del grande tennis internazionale e che poteva fare qualcosa di davvero importante per la disciplina. Ma aveva già dato segnali di voler cercare la felicità altrove“.

Una racchetta di tennis abbandonata a bordo campo
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Come si fa a dare tutto a 25 anni?
Non so, ma evidentemente è alla ricerca di altri stimoli. Nello sport le motivazioni hanno un ruolo fondamentale, e dobbiamo rispettare la sua decisione. Ashleigh Barty poi ha sofferto molto la pandemia e la distanza da casa. Forse vorrà dedicarsi alla famiglia, non so. Ma era predisposta a prendere questo tipo di decisione“.

Da una parte Ashleigh Barty, dall’altra le sorelle Williams, Federer, Nadal, Djokovic e Murray, campioni di longevità. Qual è la differenza?
La questione è sempre nelle motivazioni, che sono il motore di uno sportivo. Se lo stimolo sparisce, ti pesa giocare e scopri di aver sviluppato altre priorità nella vita, allora fai altre scelte. I Federer e Nadal si alzano la mattina e vogliono giocare a tennis. Quando questo finirà, anche la loro carriera sarà conclusa“.

Berrettini e Sinner sono il presente e il futuro del tennis italiano. Ma quanti infortuni…
Quello però vale per tutti, in tutti gli sport. Le richieste sono sempre maggiori, e lo sport è sempre più esasperato e violento. Si gioca tutto l’anno, a tutte le ore, su terra, erba, cemento… Si chiedono sempre più sforzi, ed è sempre maggiore il rischio di consumarsi a livello mentale. Lo stress è altissimo e anche il fisico si usura. Tutti però continuano a tirare la corda, il fatto che non si spezzi in certi casi è un miracolo“.

Alcaraz è il nuovo Nadal? Quanto è “pericoloso” per Jannik?
Ha qualità notevoli, su questo sono d’accordo. Ma non accetto la definizione di erede. Prima dovrà mettersi 21 Slam in bacheca, poi si potranno fare paragoni. Nel confronto con Sinner, invece, Alcaraz ha un bagaglio tecnico migliore, è un tennista più completo. Anche qui, però, bisognerà vedere quali saranno nel lungo termine le motivazioni di entrambi e quanto reggerà il loro fisico. Sono giovani, le somme si tirano a fine carriera. Sicuramente, però, sono due tra i candidati principali a fare grandi cose nel tennis“.

Campo di tennis assiepato di spettatori sugli spalti
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Medvedev numero 1 del mondo subito fuori a Indian Wells, quanto c’entra la questione Ucraina?
A questa domanda può rispondere solo lui. Non dimentichiamoci che questi campioni vivono spesso all’estero, in una sorta di bolla. Resta però il fatto che a casa hanno lasciato genitori, amici, parenti. Avranno tutti una loro idea su ciò che succede nel mondo, ma non è raro che lancino segnali anche importanti. Medvedev l’ha fatto, dicendo no alla guerra. E ci vuole coraggio. Poi non si può pretendere che si faccia una conferenza stampa ogni giorno per trattare argomenti tanto delicati come prendere le distanze da Putin. Ogni persona, e quindi anche i campioni, soffre nell’intimo. Solo lui può sapere come sta“.


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