Bebe Vio, alle Paralimpiadi ancora oro: “Mi dicevano di cambiare sport”

Bebe Vio bissa a Tokyo il successo di Rio 2016: è l'ennesimo capitolo di una storia stupenda di riscatto contro le avversità della vita. Iniziata a 11 anni

Bebe Vio
Bebe Vio (Creative Commons Attribution 3.0 Unported license)
newsby Marco Enzo Venturini28 Agosto 2021


Era l’atleta più attesa d’Italia ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020, e non ha tradito le attese. Bebe Vio si veste ancora una volta d’oro, conquistando la medaglia più pregiata nella finale di fioretto individuale, categoria B. Un successo che fa il paio con quello già ottenuto cinque anni fa, a Rio de Janeiro 2016.

L’ultimo trionfo di Bebe Vio

A contenderle la finalissima è stata la cinese Zhou Jingjing, stessa avversaria dei Giochi carioca di cinque anni fa. E nella prova di Bebe Vio c’è tutto: il dominio iniziale, un brutto contrattempo, la strenue resistenza e il trionfo finale. Il tutto si traduce nel 15-9 finale, frutto di un iniziale vantaggio di 5 punti prima della rimonta avversaria. Sul 7-4, infatti, la campionessa veneziana è stata costretta a sostituire la protesi del braccio sinistro.

Nulla però poteva strapparle la medaglia d’oro, apoteosi di una finale in cui è sempre stata in vantaggio. E d’altra parte il cammino di Bebe Vio a Tokyo 2020 è stato immacolato fino alla fine. Per lei sono arrivati infatti sei successi su sei nei gironi, e le vittorie senza storia nei quarti e in semifinale (15-4 sulla Vasileva). E per lei, prima atleta a gareggiare con protesi a tutti e quattro gli arti, a soli 24 anni c’è già una splendida certezza. Non c’è più nulla nel suo sport in cui non abbia mai vinto. Dominando.

Il dramma a 11 anni, la lunga rincorsa

Bebe Vio, nata il 4 marzo 1997 a Venezia, ha in realtà trascorso tutta la sua vita a Mogliano Veneto. Incluso il momento più drammatico: la meningite che la colpì appena undicenne, nel 2008. Fu allora che, dopo una difficilissima degenza di tre mesi, subì l’amputazione di braccia e gambe. Già praticava scherma (aveva iniziato a poco più di cinque anni). La riprese appena un anno dopo il terribile incidente.

La sua storia ha commosso l’Italia intera, rendendola non solo il simbolo degli sport paralimpici (al pari di Alex Zanardi) ma anche il volto di chi non si arrende di fronte alle più crudeli avversità della vita. Lo dimostrano le tantissime attività a cui Bebe Vio ha preso parte nel corso degli anni. Testimonial di tantissime campagne, benefiche e non solo, vanta tra i suoi numerosi sostenitori Jovanotti e addirittura Barack Obama. Nel 2017, poi, Rai1 l’ha scelta come conduttrice dello show “La vita è una figata”.

Da piccola mi dicevano che non avrei potuto tirare di scherma senza braccia. Dovevo cambiare sport. Ho però dimostrato a tutti che le braccia non servono. Se hai un sogno, vai e prenditelo“, dichiarò all’arrivo a Tokyo. E Bebe Vio, ancora una volta, ha dato forma ai suoi sogni. E colore, il più pregiato che ci sia: oro.


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