È possibile rallentare l’invecchiamento? Gli ultimi risultati

Tramite test su topi da laboratorio e cellule umane, sono diversi gli studi che aprono la speranza alla possibilità di riuscire nel prossimo futuro a rallentare l'invecchiamento. Ecco gli ultimi risultati

Topo da laboratorio
Foto di Pixabay | Samuel F. Johanns
newsby Jennifer Caspani20 Gennaio 2023


L’invecchiamento è un fenomeno naturale che si accompagna a un progressivo declino di varie funzioni dell’organismo. Ma talvolta è un fenomeno difficile da accettare, e non è insolito il desiderio di poter vivere più a lungo, magari tornando indietro negli anni. Desiderio che negli ultimi decenni è stato oggetto di diverse ricerche che sono andate in cerca di un possibile “elisir di lunga vita“. Tramite test su topi da laboratorio e cellule umane, sono diversi gli studi che aprono la speranza alla possibilità di riuscire nel prossimo futuro a rallentare l’invecchiamento. Ecco gli ultimi risultati ottenuti dalla ricerca di settore.

Topo
Foto di Pixabay | Nature_Blossom

Invertito il processo di invecchiamento nei topi

Un recente studio americano, pubblicato sulle pagine della rivista specializzata Cell, sostiene che l’invecchiamento sia un processo reversibile, che può essere portato in avanti o all’indietro a piacimento. Ipotesi confermata sui topi da laboratorio. Tramite diversi test, un team di ricercatori, guidato dagli scienziati del Dipartimento di Genetica della Scuola di Medicina dell’Università di Harvard, è riuscito a accelerare e a rallentare l’invecchiamento dei tessuti di vari organi dei topi, dal cervello agli occhi, passando per reni, pelle e muscoli. In particolare, per invertire il processo e ringiovanirli gli scienziati hanno utilizzato tre dei quattro noti “fattori di trascrizione di Yamanaka” (Oct4, Sox2, Klf4 e cMyc – OSKM) grazie ai quali è possibile riprogrammare le cellule e riportarle allo stadio di staminali pluripotenti (che possono differenziarsi in qualunque cellula adulta dell’organismo). Questi composti sono stati iniettati nei topi ciechi, che dopo qualche tempo hanno recuperato gran parte della loro vista. Con la stessa tecnica i ricercatori hanno ringiovanito anche le cellule dei reni, del cervello, dei muscoli e altre ancora. In test futuri, il team di ricerca metterà alla prova lo stesso meccanismo sui primati.

Terapia antiaging: funziona nei topi senza il rischio di tumori

Una simile terapia antiaging, composta da quattro “fattori di Yamanaka”, come dimostrato da un precedente studio, pubblicato sulla rivista Nature Aging dal Salk Institute in California, sempre nei roditori, è riuscita a cancellare i segni dell’invecchiamento riprogrammando le cellule, senza provocare tumori o altri problemi di salute. I ricercatori sono infatti riusciti a testarne l’efficacia e la sicurezza in caso di un utilizzo prolungato nel corso della vita, somministrando il cocktail di molecole a topi sani a partire da 13 mesi di età fino a 25 mesi (pari a 80 anni nell’uomo). Dallo studio è emerso che i topi più anziani trattati per un mese non hanno mostrato segni di ringiovanimento, mentre i topi trattati per sette o dieci mesi sono migliorati, sia per quanto riguarda l’epigenetica delle cellule della pelle e dei reni, sia per le molecole ‘spia’ del metabolismo presenti nel sangue.

Laboratorio
Foto da Pixabay | Michal Jarmoluk

Cellule umane ringiovanite in laboratorio grazie a un mix di proteine

Un ulteriore recente studio, pubblicato sulle pagine della rivista specializzata Nature Communications, è invece riuscito a ringiovanire in laboratorio delle cellule umane adulte, grazie a un “cocktail” di proteine tipiche dello sviluppo embrionale. Il risultato si deve ai ricercatori dell’Università di Stanford, guidati dal biologo italiano Vittorio Sebastiano. Per ringiovanire le cellule, i ricercatori le hanno trattate per due settimane con un “cocktail” di proteine ringiovanenti. “Abbiamo scoperto che controllando rigidamente la durata dell’esposizione alle proteine possiamo indurre il ringiovanimento in molti tipi di cellule umane”, ha riferito Sebastiano. Nello specifico, dallo studio è emerso che quattro giorni di trattamento consentirebbero di ringiovanire le cellule di almeno 1,5 anni, con picchi di 3,5 anni per le cellule della pelle e addirittura di 7,5 anni per cellule che rivestono il lume dei vasi sanguigni, migliorando anche il metabolismo cellulare.


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