Combustibili fossili in aumento,
l’allarme alla vigilia della Cop26

Nonostante le promesse d'azione di molte nazioni, quasi nessuna ha avviato politiche per ridurre la produzione

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newsby Giulia Martensini20 Ottobre 2021


Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, la produzione di combustibili fossili pianificata dai governi del mondo “supera ampiamente” il limite necessario per mantenere l’aumento del riscaldamento globale a 1,5°C ed evitare i peggiori impatti della crisi climatica.

Nonostante le crescenti promesse d’azione di molte nazioni, i governi non hanno ancora fatto piani per ridurre la produzione di combustibili fossili, afferma il rapporto. Il divario tra l’estrazione pianificata di carbone, petrolio e gas e i limiti di sicurezza rimane, tuttora, elevato.

Produzione di combustibili fossili punta a raddoppiare nei prossimi 10 anni

Il rapporto, prodotto dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), ha rilevato che la produzione globale di petrolio e gas è sulla buona strada per aumentare nei prossimi due decenni. Solo la produzione di carbone dovrebbe diminuire leggermente. Ciò si traduce nel raddoppio della produzione di combustibili fossili nel 2030, coerente con un aumento di 1,5°C.

Il rapporto ha analizzato le 15 principali nazioni produttrici di combustibili fossili. L’analisi ha rilevato che Stati Uniti, Canada, Australia, Arabia Saudita e Cina prevedono tutti aumenti di petrolio e gas. Allo stesso tempo India e Russia intendono aumentare la produzione di carbone. Solo due dei Paesi prevedono un calo della produzione di petrolio e gas: Regno Unito e Indonesia.
Il rapporto ha anche scoperto che i Paesi hanno destinato più di 300 miliardi di dollari ad attività di combustibili fossili dall’inizio della pandemia. Molto di più di quanto fornito per l’energia pulita.

Necessario ridurre subito la produzione

La ricerca è chiara: la produzione globale di carbone, petrolio e gas deve iniziare a diminuire immediatamente e rapidamente“, ha affermato Ploy Achakulwisut, dello Stockholm Environment Institute (SEI). “Tuttavia, i governi continuano a pianificare e sostenere livelli di produzione di combustibili fossili che sono di gran lunga superiori a quello che possiamo bruciare in sicurezza”.

Inger Andersen, direttore esecutivo di Unep, ha dichiarato: “Gli impatti devastanti del cambiamento climatico sono qui sotto gli occhi di tutti. Al Cop 26 e oltre, i governi del mondo devono farsi avanti, adottando misure rapide e immediate per colmare il divario nella produzione di combustibili fossili e garantire una transizione giusta ed equa”.

Forte attesa per la Cop 26

Il cruciale vertice sul clima Cop 26 inizia a Glasgow alla fine di ottobre. Le nazioni del mondo devono impegnarsi in misure di riduzione del carbonio che manterranno vive le speranze di limitare l’aumento del riscaldamento globale a 1,5°C. Gli impegni attuali significherebbero un catastrofico aumento di 2,7 °C.

Ma pochissimi stanno adottando misure per ridurre la produzione di combustibili fossili o tagliare i sussidi al settore. Greta Thunberg, sottolineando l’incoerenza tra quanto detto e quanto compiuto, ha recentemente criticato i leader globali per le loro promesse di affrontare l’emergenza climatica, liquidandoli come “bla, bla, bla“.

La stragrande maggioranza delle riserve di combustibili fossili possedute oggi da Paesi e aziende deve rimanere nel sottosuolo se si vuole affrontare la crisi climatica. Si stima che il 90% del carbone e il 60% delle riserve di petrolio e gas non debbano essere estratti. Questo per avere una probabilità del 50% di raggiungere l’obiettivo di 1,5°C.


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