L’aumento delle temperature minaccia il futuro delle Olimpiadi invernali

Solo una delle 21 località precedenti sarebbe in grado di ospitare in modo affidabile i Giochi in futuro se le emissioni rimarranno sul percorso attuale

il riscalamento climatico mette a rischio le olimpiadi invernali
Foto Pixabay | Blazarus
newsby Giulia Martensini25 Gennaio 2022


Secondo uno studio dell’Università di Waterloo l’aumento delle temperature causato dall’escalation della crisi climatica significa che le future Olimpiadi invernali avranno difficoltà a trovare città ospitanti con abbastanza neve e ghiaccio.

Solo una delle 21 precedenti località delle Olimpiadi invernali sarebbe in grado di ospitare in modo affidabile i Giochi in futuro se le emissioni globali di gas serra rimarranno sulla loro traiettoria attuale. Città come Vancouver, Torino e PyeongChang potrebbero diventare luoghi inadatti per le Olimpiadi invernali entro la fine del secolo. Con il riscaldamento globale che porta a condizioni di concorrenza sempre più insicure e sleali.

I risultati dello studio

I risultati dello studio sono arrivati mentre i migliori atleti di sport invernali del mondo si preparano a gareggiare sulla neve artificiale ai Giochi di Pechino di febbraio.

I ricercatori hanno utilizzato un sondaggio completato da 339 atleti e allenatori di livello d’élite per ideare quattro indicatori in grado di predire condizioni non sicure per le competizioni di sport sulla neve. Ovvero temperature inaccettabilmente alte o basse, pioggia, neve bagnata e scarsa copertura della neve.

Hanno scoperto che la frequenza delle condizioni ingiuste e non sicure era aumentata negli ultimi 50 anni nei luoghi in cui si erano precedentemente svolte le Olimpiadi invernali. Un tendenza destinata a continuare.

Nessuno sport può sfuggire agli impatti di un clima che cambia. Il raggiungimento degli obiettivi dell’accordo di Parigi è fondamentale per salvare gli sport sulla neve così come li conosciamo e garantire che ci siano luoghi in tutto il mondo dove ospitare le Olimpiadi invernali“, ha affermato Daniel Scott,  autore principale dello studio.

Il clima mette in pericolo Olimpiadi e atleti

Un esempio dell’impatto delle cattive condizioni è stato illustrato dalla Coppa del mondo di sci alpino a Zagabria a gennaio. La mancanza di neve e le alte temperature hanno costretto gli organizzatori a cancellare lo slalom maschile dopo soli 19 corridori. Ma non prima che il bronzo olimpico francese Victor Muffat-Jeandet si fosse schiantato e si fosse infortunato alla caviglia.

Allo stesso modo, si pensava che le cattive condizioni dell’evento di slalom femminile fornissero un vantaggio significativo a coloro che iniziavano per primi. Questo perché le condizioni del percorso si deterioravano con ogni concorrente. Petra Vlhová, che ha iniziato per prima, ha vinto l’evento e solo 22 dei 60 concorrenti hanno terminato la gara.

Le temperature ai Giochi sono aumentate costantemente: da una media di 0,4°C negli anni ’20-’50, a 3,1°C negli anni ’60-’90 e 6,3°C nel 21° secolo. Portando le città ospitanti ad adottare misure sempre più drastiche per garantire che le competizioni possano aver luogo.

Nel 2010, Vancouver ha fatto ricorso al trasporto di neve in elicottero durante i Giochi. Nel 2014 a Sochi, la città più calda che ha ospitato le Olimpiadi invernali, gli organizzatori hanno immagazzinato tonnellate di neve dell’inverno precedente da utilizzare in caso di emergenza.

Il surriscaldamento climatico rischia di mettere in ginocchio gli sport invernali

Le attuali Olimpiadi invernali, a Pechino, devono affrontare crescenti preoccupazioni per il loro impatto ambientale. Con le piste da sci situate in un’area che ha registrato solo 2 cm di nevicata tra gennaio e marzo dello scorso anno, si baserà quasi interamente su neve artificiale.
Gli atleti sono però preoccupati per l’impatto che il riscaldamento climatico avrà sulle competizioni di sport sulla neve per le generazioni future.

Sören Ronge, un attivista di Protect Our Winters Europe, ha dichiarato: “Se non verrà intrapresa alcuna azione per ridurre il cambiamento climatico, molte regioni dovranno dire addio agli sport invernali a lungo termine. I resort a quote più basse lo sentiranno per primi e molti sono già stati costretti a chiudere”. Ronge sottolinea che molte comunità montane dipendono anche dal turismo estivo. Ma gli effetti a catena delle nevicate inaffidabili hanno, in parte, portato a più siccità e incendi, rendendo impossibile anche la ricreazione estiva.

I governi devono dare la priorità alla riduzione delle emissioni attraverso soluzioni energetiche e di trasporto più pulite, altrimenti non ci saranno più sport invernali da celebrare ai Giochi Olimpici Invernali. Niente più viaggi di famiglia in montagna e la miriade di impatti a valle a causa della perdita di un manto nevoso affidabile. Senza nevicate e manto nevoso costanti, non poter sciare sarà l’ultimo dei nostri problemi” ha concluso.

 

 


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