Mascherina FFP2: perché protegge di più rispetto a una “normale”?

Riduce allo 0,1% il rischio d'infezione: gli studi svolti dall’Istituto Max Planck e le spiegazioni del New York Times

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(Pixabay)
newsby Lorenzo Grossi22 Dicembre 2021


“Ti conosco, mascherina FFP2”. O meglio: probabilmente la si conoscerà sempre di più nei prossimi mesi. In questi giorni, infatti, i vari enti territoriali stanno via via assumendo dei provvedimenti per raccomandare il suo utilizzo (se non obbligare la popolazione a farlo) nei posti al chiuso molto affollati. Soprattutto all’interno dei mezzi pubblici. In attesa di capire la questione relativa ai tamponi anche per i vaccinati con la terza dose, uno studio ha rivelato l’efficacia della FFP2 una volta indossata.

Lo studio pubblicato dall’Istituto Max Planck

Prendiamo due persone che distano l’una dall’altra tre metri. Una di loro non è vaccinata; l’altra è positiva al Covid-19. In meno di cinque minuti la persona senza vaccino verrà infettata con quasi il 100% di certezza. Prendiamo le stesse due persone, ma questa volta con indosso la mascherina FFP2 ben aderente: il rischio di contrarre il virus si riduce allo 0,1%. È questo il risultato di uno studio pubblicato a dicembre dall’Istituto Max Planck (un’organizzazione di ricerca tedesca) e citato in un articolo dell’Economist. Mettendo al centro il motivo per cui questo tipo di mascherina è più efficiente contro il Covid rispetto alle altre, l’articolo ipotizza il vantaggio che ne trarrebbero i governi raccomandandone sempre di più l’uso. Quello dell’Istituto tedesco, però, non è l’unico studio che mette in risalto quanto sia alta, dati alla mano, la difesa della FFP2 dal Coronavirus.

Mascherina FFP2, le caratteristiche che la rendono molto efficacie

Quali sono le sue caratteristiche e perché la mascherina FFP2 è più protettiva? Oltre alle classiche mascherine chirurgiche o quelle in tessuto, valide per evitare di contagiare gli altri ma meno utili per proteggere sé stessi, ci sono le mascherine filtranti facciali certificate, anche conosciute come FFP “Filtering Face Piece”. Questi dispositivi di protezione sono costituiti da diversi strati di tessuto in grado di filtrare gli aerosol, piccole particelle che possono trasportare anche il virus. Tra gli strati, anche un filtro di polipropilene, realizzato con un polimero ‘melt- blowing’ che crea minuscoli modelli di fibre irregolari per intrappolare le particelle.

In un viaggio virtuale all’interno di una mascherina FFP2, il New York Times spiega come funziona il sistema. La capacità dello strato di fibre di catturare le goccioline respiratorie si chiama efficienza di filtrazione (FFE). Le fibre sono realizzate con materiale sintetico di dimensioni variabili e hanno una carica elettrostatica in grado di attrarre e catturare particelle di diverse dimensioni. Nelle FFP2 la trama fitta delle fibre supera quello a trama larga che costituisce altre mascherine in cotone, aumentando così l’efficienza nella protezione. Avendo una migliore aderenza al viso, poi, non permette all’aerosol di fuoriuscire lasciando, al contempo, spazio intorno alla bocca e alle narici.

Dall’uso negli ospedali a quello nei mezzi pubblici

Proprio per il loro alto livello di filtraggio, sono utilizzate negli ambienti ad alto rischio di contagio come gli ospedali. Non a caso, anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità le ha consigliate agli operatori sanitari a contatto con pazienti positivi nelle linee guida per l’utilizzo di mascherine contro il virus. Uno studio pubblicato sulla rivista JAMA Internal Medicine ha valutato il diverso livello di FFE, capacità di filtraggio, di diversi tipi di mascherine. Stando alla ricerca, la FFP2 è la mascherina con il livello più alto di difesa da penetrazione: fino al 98.4%. Dagli ospedali, quindi, ora non è escluso che il suo utilizzo possa essere ampliato anche in ambiti sociali della vita quotidiana: come mezzi pubblici o centri commerciali, al cinema e negli uffici pubblici.


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