Epilessia, cos’è e quali sono i suoi sintomi

È un disturbo neurologico caratterizzato dalla ripetizione di episodi noti come crisi epilettiche. Colpisce persone di tutto il mondo e in Italia è una delle malattie neurologiche più frequenti

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(Pixabay)
newsby Alessandro Bolzani14 Febbraio 2022


L’Epilessia è un disturbo neurologico caratterizzato dalla ripetizione di episodi noti come crisi epilettiche. Colpisce persone di tutto il mondo e in Italia è una delle malattie neurologiche più frequenti, con una prevalenza di circa l’1%. Le stime indicano che ogni anno, a livello globale, sono diagnosticati circa 2,4 milioni di nuovi casi di epilessia. Se nei Paesi ad alto reddito il disturbo colpisce tra le 30 e le 50 persone ogni 100.000, in quelli poveri questo numero può essere fino a due volte superiore. Ciò potrebbe essere dovuto alla maggiore presenza di vari fattori di rischio, tra cui malattie come la malaria o la neurocisticercosi o l’elevata frequenza degli incidenti stradali.

Cosa sono le crisi epilettiche?

Con il termine crisi epilettica si indica un evento clinico provocato da una scarica elettrica anomala a livello della corteccia cerebrale, localizzata o diffusa. Può essere asintomatica o causare dei disturbi, talvolta anche rilevanti. Tra questi è possibile elencare alterazioni dello stato di coscienza e/o movimenti involontari che riguardano una sola parte del corpo (in questo caso si parla di crisi parziale motoria). A volte può anche verificarsi la perdita del controllo degli sfinteri.

Quanti tipi di crisi epilettica esistono?

Esistono due tipi di crisi epilettiche: quelle parziali (o focali) e quelle generalizzate. Le seconde coinvolgono tutta la corteccia cerebrale, causando nella maggior parte dei casi una perdita di coscienza. Le crisi parziali, invece, interessano solo una piccola porzione del cervello (spesso il lobo temporale o l’ippocampo). La loro manifestazione clinica dipende dall’area interessata.

Spesso le crisi parziali sono preannunciate da disturbi definiti “aura”, caratterizzati da senso di nausea, difficoltà digestiva, alterazione dello stato di coscienza e disturbi visivi. Si parla di epilessia primaria quando l’evento clinico non è associato a danni cerebrali. Nel caso di lesioni, invece, si parla di epilessia secondaria o sintomatica.

È possibile parlare di epilessia quando si verificano due o più convulsioni non provocate. Quando la crisi epilettica è solo un sintomo, invece, non si ha a che fare con la patologia.

Quali sono i sintomi dell’epilessia?

Come già detto, l’epilessia si manifesta attraverso le crisi epilettiche. Quest’ultime possono colpire qualsiasi attività cerebrale e causare una vasta gamma di sintomi. Il lungo elenco comprende perdita di coscienza per alcuni secondi, mioclonie (scatti involontari) di braccia e gambe, sguardo perso nel vuoto, contrazione prolungata dei muscoli della schiena e del tronco, stato di confusione temporanea.

Quali sono le cause dell’epilessia?

Non sempre è possibile identificare una causa dell’epilessia. Si stima che solo nella metà dei casi il disturbo possa essere associato a un’origine precisa. È stato dimostrato che la genetica può giocare un ruolo importante, visto che alcuni tipi di epilessia tendono a ripetersi con le stesse caratteristiche in vari membri di una stessa famiglia. Si stima che i geni collegati alla malattia possano essere circa 500, alcuni dei quali possono aumentare la sensibilità alle condizioni ambientali che causano gli attacchi epilettici. Tuttavia, nella maggior parte dei casi la componente genetica rappresenta solo una delle cause dell’epilessia.
Anche i traumi alla testa possono causare l’epilessia, persino ad anni di distanza rispetto al momento in cui si verificano.

La comparsa della patologia può essere favorita anche da alcuni disturbi dello sviluppo, tra cui l’autismo e la neurofibromatosi. Lo stesso vale per alcune malattie che interessano il cervello, come encefaliti, meningiti e Aids.
L’ictus rappresenta una delle principali cause di epilessia negli adulti con più di 35 anni. Anche eventuali malformazioni e malattie che causano danni al cervello, come i tumori, possono provocare il disturbo. Non vanno nemmeno sottovalutati i danni perinatali. Prima della nascita i bambini possono subire danni cerebrali a causa di infezioni, carenze nutrizionali o scarso apporto di ossigeno.
Altre possibili cause dell’epilessia sono l’ipertermia e i disturbi metabolici.

Tra i fattori di rischio è possibile elencare l’esposizione alla luce intermittente, particolarmente rischiosa per chi soffre di epilessia fotosensibile. In questa variante del disturbo, le crisi epilettiche sono provocate da stimoli visivi fastidiosi e regolari.

Esiste una cura?

Molte persone colpite dall’epilessia possono curarsi assumendo giornalmente dei farmaci anti-epilettici, per almeno due anni. Questi medicinali agiscono sui meccanismi di regolazione dell’eccitabilità dei neuroni e delle sinapsi. Talvolta portano alla completa scomparsa delle crisi epilettiche, mentre in altri casi si “limitano” a ridurre la frequenza e l’intensità degli attacchi. I farmaci devono essere sempre e comunque assunti sotto la guida di un medico, perché possono causare degli effetti collaterali. Sono molti i bambini e gli adulti che grazie ai farmaci sono riusciti a guarire del tutto dall’epilessia e a vivere una vita senza crisi.

Un’altra possibile viva, percorribile solo quando le crisi originano in un’area del cervello piccola e ben definita, è l’intervento chirurgico. Se le crisi dipendono da una parte del cervello che non può essere rimossa, il chirurgo può limitarsi a fare dei tagli attorno alla sede dei neuroni epilettici, così da isolarli dal resto del cervello.


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