Covid, dal 4 gennaio disponibile la pillola Merck: come funziona

Una panoramica sull'efficacia dei medicinali approvati anche in Italia, come il molnupiravir, e su cosa va invece evitato

newsby Redazione3 Gennaio 2022


La prossima data chiave nella lotta al Covid sarà quella del 4 gennaio: a partire da martedì, come disposto dal commissario per l’emergenza sanitaria Francesco Paolo Figliuolo, sarà infatti disponibile in Italia il molnupiravir, il medicinale prodotto dall’azienda Merck sotto forma di pillole. Il nome commerciale del farmaco sarà Lagevrio.

L’Agenzia italiana del farmaco ha infatti dato il via libera al medicinale “per il trattamento di pazienti non ospedalizzati per Covid con malattia lieve-moderata di recente insorgenza e con condizioni cliniche concomitanti che rappresentino specifici fattori di rischio per lo sviluppo di una forma grave”.

Pillola Merck, come funziona

Il trattamento con la pillola prodotta da Merck consiste nell’assunzione di quattro compresse (ciascuna da 200 milligrammi) due volte al giorno, per cinque giorni. Secondo le indicazioni riportate in Gazzetta Ufficiale, la selezione del paziente è affidata ai medici generali o comunque a medici “che abbiano l’opportunità di entrare in contatto con pazienti affetti da Covid di recente insorgenza e con sintomi lievi-moderati”.

I pazienti, in tal caso, devono utilizzare le indicazioni dei medici per giungere “rapidamente alla struttura presso la quale effettuare la prescrizione con compilazione del registro di monitoraggio. Il registro sarà disponibile a partire dai prossimi giorni sul sito internet dell’Agenzia del farmaco. Le Regioni e le Province autonome dovranno poi definire un percorso che permette di identificare i pazienti eleggibili per la somministrazione della cura con il molnupiravir.

Effetti collaterali limitati, secondo le indicazioni della casa farmaceutica

I test effettuati nei mesi scorsi dalla casa farmaceutica americana hanno documentato il dimezzamento del rischio di ricovero in ospedale (e di altre conseguenze più gravi) con la somministrazione del medicinale entro cinque giorni dalla comparsa dei primi sintomi della Sars-Cov-2.

Gli effetti collaterali riscontrati in fase sono stati piuttosto limitati. Alcuni dei pazienti hanno avuto a che fare con diarrea, nausea, vertigini o cefalea, mai gravi. Nessuno dei pazienti trattati nel gruppo di studio ha subìto effetti peggiori.

L’unica vera limitazione riguarda le donne che potrebbero iniziare una gravidanza. L’Ema ha infatti precisato che le queste ultime devono usare un contraccettivo efficace durante la cura e per i quattro giorni successivi all’ultima dose di Lagevrio assunta. “Queste raccomandazioni sono fornite poiché studi di laboratorio sugli animali hanno dimostrato che dosi elevate possono influire su crescita e sviluppo del feto” ha precisato l’Agenzia europea del farmaco.

Gli altri farmaci approvati dall’Aifa

Assieme al molnupiravir, l’Aifa ha deto il via libera anche per la distribuzione di un altro farmaco, il remdesivir prodotto da Gilead Sciences. Si tratta, in questo caso, di un trattamento per via endovenosa efficace per i soggetti che non si trovano in ossigeno-terapia.

I medici possono indicare la somministrazione del farmaco fino al settimo giorno dall’insorgenza dei primi sintomi. La durata del ciclo di cure è di tre giorni. Anche per il remdesivir è previsto l’utilizzo di un registro apposito per monitorarne l’utilizzo.

Fra i trattamenti efficaci contro il Covid vanno poi segnalati quelli con gli immunosoppressori. Un articolo scientifico pubblicato su The Lancet ha infatti confermato che alcuni di questi farmaci, come ad esempio l’Anakinra (utilizzato primariamente per curare l’artrite reumatoide), hanno avuto successo in diversi studi su pazienti con Covid-19. Il successo degli immunosoppressori risiede nella capacità di ridurre la iper-risposta autoimmune. Condizione tipica della forma più grave della Sars-Cov-2.

Non vanno poi dimenticati gli anticorpi monoclonali, una delle prime armi in ordine cronologico a disposizione contro il Covid. Anche se, è bene ricordarlo, gli studi sugli stessi dimostrino che l’efficacia su tutte le varianti non sia garantita al 100%.

Cosa non funziona e, anzi, va assolutamente evitato

Nella lunga e difficile battaglia contro il Covid, la ricerca di una cura efficace da subito ha portato anche a sopravvalutare l’efficacia di alcune tipologie di trattamento. Nel corso dei mesi, gli studi approfonditi da parte dei ricercatori e degli scienziati hanno portato a sconsigliarne alcuni. Tra questi, vi sono il plasma iperimmune, l’ivermectina e l’idrossiclorochina.

Il plasma dei soggetti guariti, come confermato recentemente da uno studio pubblicato sul sito della Società italiana di farmacologia, non previene la progressione della malattia verso una severa insufficienza respiratoria o la morte”. “Questo dato non è inaspettato e conferma quanto già osservato in altri studi clinici sull’inutilità di questo approccio terapeutico si legge sul sito della Sif.

Un altro studio italiano, coordinato dai ricercatori del Sacro Cuore di Negrar di Valpolicella (Verona), ha invece smontato ogni ipotesi relativa all’efficacia dell’ivermectina. In particolare, la ricerca sottolinea una differenza poco significativa nella carica virale fra il primo e il settimo giorno di cure. Nonché l’insorgenza di alcuni effetti avversi che hanno portato alcuni dei pazienti che hanno partecipato allo studio ad interromperlo. L’ivermectina torna quindi nei confini della medicina veterinaria, come sarcasticamente fatto notare dalle autorità sanitarie americane via Twitter (“Non siete cavalli. Non siete mucche. Seriamente, fermatevi”).

Non è infine efficace contro il Covid, e lo si sa ormai da tempo, l’idrossiclorochina. Il noto antimalarico è stato uno dei primi medicinali a dare speranza contro la malattia che sta flagellando il mondo da ormai due anni, ma gli studi svolti nel corso dei mesi ne hanno dimostrato l’inefficacia. In particolare, un articolo scientifico pubblicato su Nature dimostra come il farmaco non agisca sulle cellule polmonari. Di conseguenza, non sarebbe affatto utile contro il Covid.

Occhio a false promesse e contraffazioni


Attenzione inoltre alle false promesse di medicinali “miracolosi”, che girano soprattutto in rete. Soltanto le cure approvate dall’Aifa possono essere distribuite sul territorio italiano, seguendo la regolamentazione farmaceutica in vigore.

Diverse, a questo proposito, le operazioni da parte delle forze dell’ordine per smantellare il commercio di medicinali non autorizzati o contraffatti. Un episodio significativo è avvenuto lunedì 3 gennaio a Civitanova Marche (Macerata), dove la Guardia di finanza locale ha sequestrato 3.600 medicinali di produzione cinese sprovvisti della necessaria Autorizzazione all’immissione in consumo rilasciata dall’Aifa. I medicinali erano pubblicizzati sul web come cura per l’infezione da Covid-19.

Il carico è stato scoperto all’interno di un’auto, a insospettire le Fiamme gialle gli strani movimenti del conducente. L’uomo, sottoposto a controllo del veicolo, non è stato in grado di esibire alcun tipo di documentazione a corredo della merce trasportata, anche in relazione all’acquisto della stessa. Perciò la Gdf lo ha segnalato alla Procura di Macerata per i reati di ricettazione, distribuzione ed importazione di medicinali non autorizzati.


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