Covid, Oms: in Europa casi in aumento dopo due mesi di calo

“La scorsa settimana, il numero di casi è aumentato del 10% a causa dell’incremento dei viaggi e degli assembramenti e dell’allentamento delle restrizioni”, ha spiegato Hans Kluge in una conferenza stampa

OMS, europa vicina a fine pandemia
Il logo dell'Oms
newsby Alessandro Bolzani2 Luglio 2021


In Europa i casi di coronavirus hanno ricominciato ad aumentare dopo due mesi di calo e il rischio di una nuova ondata è diventato più concreto. L’allarme arriva dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che invita la popolazione al rispetto delle misure di sicurezza introdotte durante l’emergenza. “La scorsa settimana, il numero di casi è aumentato del 10% a causa dell’incremento dei viaggi e degli assembramenti e dell’allentamento delle restrizioni”, ha spiegato Hans Kluge, il direttore regionale dell’Oms per l’Europa, in una conferenza stampa.

L’invito dell’Oms: “Controlli più scrupolosi negli stadi”

Alla luce dell’aumento dei contagi, l’Oms ha sollecitato un monitoraggio più accurato degli spettatori degli Europei di calcio. L’invito, rivolto alle città che ospiteranno le ultime partite, è quello di effettuare controlli maggiormente scrupolosi durante gli spostamenti dei tifosi, anche prima del loro arrivo e dopo la loro partenza dallo stadio. “Dobbiamo guardare oltre gli stadi”, ha sottolineato la funzionaria dell’Oms Catherine Smallwood.

La situazione in Africa

Mentre i contagi tornano lentamente a salire in Europa, in Africa la situazione è sempre più grave, soprattutto a causa della variante Delta. Nel continente i casi aumentano da sei settimane consecutive, crescendo di un quarto ogni sette gironi. La scorsa settimana si sono raggiunti i 202.000 contagi e i decessi hanno subito un balzo del 15% in 38 Paesi africani. “La velocità e la portata della terza ondata africano non hanno precedenti”, ha dichiarato Matshidiso Moeti, direttore regionale dell’Oms per l’Africa.

I dati dell’Oms indicano che la variante Delta, altamente contagiosa, è stata segnalata in 16 Paesi africani. Rappresenta il 97% dei casi in Uganda e il 79% di quelli della Repubblica Democratica del Congo. Rispetto al picco della prima ondata, la domanda di ossigeno in Arica è oggi maggiore del 50%. “La diffusione dilagante di varianti del Covid-19 più contagiose porta la minaccia per l’Africa a un livello completamente nuovo”, ha sottolineato Moeti. L’esperto ha poi aggiunto che “una maggiore trasmissione del virus significa malattie più gravi e più morti, quindi tutti devono agire ora e aumentare le misure di prevenzione per impedire che un’emergenza diventi una tragedia”. Il responsabile della lotta alla pandemia della repubblica democratica del Congo ha parlato di “catastrofe” se la variante Delta continuasse a diffondersi rapidamente nel Paese.

Anche Jean-Jacques Muyembe, il capo dell’Istituto nazionale di ricerca biomedica (INRB), ha ribadito la gravità della situazione in Africa. “I nostri ospedali sono sopraffatti, gli obitori traboccano, molti politici e professori universitari sono stati infettati dal virus e molti sono morti”. I problemi del continente dipendono in gran parte dalla grave carenza di vaccini contro il Covid-19: solo 1,2% della popolazione (15 milioni di africani) è stato completamente vaccinato.


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