Violenza di genere, arrivano le lezioni in classe. L’importanza di educare i bambini al rispetto delle donne

Lezioni di “educazione alla sessualità” in classe contro la violenza di genere. Dopo i casi di Palermo e Caivano, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara annuncia il piano del governo per arginare un fenomeno in continuo e preoccupante aumento.

Nelle intenzioni dell’esecutivo di centrodestra, le lezioni partiranno negli istituti superiori già dal prossimo settembre, con l’inizio del nuovo anno scolastico. A salire in cattedra saranno anche gli studenti.

Secondo il progetto del ministro, in classe si insegnerà la parità di genere e il rispetto delle donne. “La violenza sulle donne è una cosa ignobile, dobbiamo sradicare i residui di una cultura maschilista, machista, nella società italiana. E la scuola è importante, fondamentale”, ha spiegato Valditara in un’intervista al Messaggero.

Studenti in cattedra

Le linee guida del ministero saranno presto recapitate ai presidi. Per ora si sa che la modalità scelta per le lezioni sarà la cosiddetta “peer education (istruzione tra pari), l’insegnamento fatto dagli studenti per gli studenti che punta sul coinvolgimento e sulla partecipazione della classe.

Non mancherà l’intervento degli esperti del settore – avvocati, psicologi, rappresentanti delle associazioni in difesa delle vittime di violenza – per affrontare gli argomenti più complessi come le conseguenze penali della violenza di genere e suoi risvolti psicologici.

“Dobbiamo affermare a partire dalla scuola la cultura del rispetto, dobbiamo coinvolgere i ragazzi in prima persona, che devono essere aiutati a prendere coscienza, autocoscienza, a capire perché la parità e il rispetto sono il bene e invece la sopraffazione, la discriminazione, l’offesa alla dignità sono il male”, ha ribadito il ministro in un messaggio diffuso su YouTube.

Studenti in classe
Foto Unsplash / CDC -Newsby.it

L’appello di insegnanti e psicologi

Il dicastero di viale Trastevere ha dunque raccolto gli appelli arrivati negli ultimi giorni da insegnanti, psicologi, educatori, genitori e magistrati sulla necessità di intervenire subito anche sul piano educativo e culturale.

Emblematico lo sfogo, subito diventato virale, di una professoressa siciliana che dopo il caso dello stupro di Palermo ha parlato di un “fallimento” collettivo che coinvolge tanto le famiglie quanto la comunità degli insegnanti.

Del resto solo pochi giorni fa era arrivato l’invito a Giorgia Meloni da parte di Elly Schlein a “lavorare tutti insieme”. Dalla festa dell’unità di Modena, la segretaria del Partito democratico ha spiegato che “serve un grande investimento sull’educazione alle differenze, a partire dalle scuole. L’hanno fatto in altri Paesi europei e questo ha contribuito a cambiare questa cultura e a prevenire la violenza di genere in tutte le sue forme”.

Educare i bambini alla non violenza

Come sottolinea Save the Children, fin dall’infanzia è possibile educare alla non violenza avviando un “lavoro di sensibilizzazione e prevenzione necessario per il contrasto alla violenza maschile sulle donne“.

Per questo, l’organizzazione sollecita da tempo le scuole a dare “piena attuazione alle linee guida del ministero dell’Istruzione per l’educazione al rispetto, la parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione, prevedendo percorsi laboratoriali, esperienziali, formativi ed educativi per le scuole di ogni ordine e grado a partire dal sistema di istruzione ed educazione” dei bambini fino ai sei anni anni.

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