Salario minimo, l’Europa dice sì | In Italia non tutti i partiti esultano

A Bruxelles si festeggia, in Italia si cerca di capire come applicare la decisione sul salario minimo: nella maggioranza c'è chi ha dubbi

La ministra per il Sud, Mara Carfagna
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newsby Redazione7 Giugno 2022


Una tappa importante per l’Europa sociale“. Così la presidenza di turno francese dell’Unione europea ha commentato l’intesa raggiunta stanotte tra Consiglio, Parlamento e Commissione Ue sulla direttiva per il salario minimo. “Con l’accordo politico di oggi, portiamo a casa il risultato prefissato. Le nuove regole tuteleranno la dignità del lavoro e faranno in modo che il lavoro paghi“. Questo il commento su Twitter della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. E anche la politica nostrana reagisce alla novità. Non senza qualche dubbio, anche all’interno della maggioranza.

Ministro Carfagna: “Lavorare 8 ore e non poter pagare bollette non si può”


Della questione si è occupata tra gli altri la Ministra per il sud, Mara Carfagna, intervenuta a Napoli per la conferenza di ‘Noi con l’Italia’ di Maurizio Lupi. “L’Europa non ha imposto nessun obbligo per il salario minimo, perché ogni Paese decide come intervenire – ha spiegato –. L’Unione europea sollecita gli Stati membri a occuparsi del tema del lavoro povero, nel rispetto delle scelte di ciascuno Stato. In Italia c’è la contrattazione collettiva, che supera la soglia dell’80%. Bisogna però estenderla e migliorarla. Certo non si può lavorare 8 ore al giorno per non avere neanche i soldi per pagare le bollette. Non credo il reddito sia una minaccia per il lavoro“.


A Napoli però non si è parlato solo di salario minimo. “Se per Area Draghi si intende che dopo un Governo serio deve esserci un altro Governo serio, sono assolutamente d’accordo. Serietà, responsabilità, credibilità. Di questo il Paese ha bisogno“. Così, invece, Mara Carfagna ha risposto in merito alla necessità evidenziata ieri da Matteo Renzi di dare un tetto alla cosiddetta ‘Area Draghi’ che esiste nel Paese.

Salario minimo, chi dice sì e chi dice dipende: la posizione di M5s e Lega


Degli stessi temi aveva parlato nelle scorse ore Giuseppe Conte, a Palermo per la due giorni a sostegno del candidato sindaco Franco Miceli. “È una politica strana, la nostra. Il Paese delle volte si ritrova sottosopra. Con una povertà dilagante, e con un problema sociale così invasivo, si pensa di rimuovere il reddito di cittadinanza. Una misura di sostegno alla povertà, peraltro orientata a favorire anche l’incontro con l’occupazione. Dobbiamo mantenerla, dobbiamo presidiarla. Io trovo indegno che una certa politica, per fortuna non tutta, concentri gli sforzi per rimuovere questa misura assolutamente necessaria. Anzi, dobbiamo lavorare per allargare il fronte, introducendo anche il salario minimo“, ha dichiarato il leader del M5s.

Ci sono dei lavoratori, lavoratori poveri, che hanno paghe da fame. Lo stiamo dicendo da parecchio. Siamo più determinati che mai, come M5s, ad approvare un salario minimo. In Europa lo stanno facendo, quasi tutti i Paesi europei hanno già una legge sul tema. Che si dica che in Italia una legge del genere non risponde alla tradizione è vero. Ma è una novità assolutamente necessaria e doverosa“, ha concluso Conte.


Chi invece storce parzialmente il naso è la Lega. “In alcuni settori probabilmente serve. In tanti altri credo invece che l’attuale contrattazione garantisca già oggi stipendi superiori a quelli del salario minimo“. Lo ha dichiarato il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, a margine dell’inaugurazione del Salone del Mobile di Milano. “La decisione dell’Unione europea lascia grande margine ai Paesi membri per declinare questo principio in base alle caratteristiche di ogni Paese. Ad esempio noi abbiamo una contrattazione molto molto avanzata, anche di secondo livello. Quindi questo strumento non deve penalizzare delle forme che abbiamo sperimentato con successo“, ha aggiunto.

Salario minimo, Meloni: “Non sia scusa per evitare problemi”


Il tema del salario minimo in Italia è molto serio” ma “non vorrei che questo fosse un obiettivo per non affrontare una serie di problemi sulle discriminazioni dei lavoratori, come ad esempio il fatto che c’è una precarizzazione sempre più eccessiva” oppure “il fatto che ci sono milioni di lavoratori esclusi totalmente dal mercato delle tutele“. Lo ha detto la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, a margine della sua visita al Salone del Mobile di Milano. “Se si vuole risolvere il problema di un salario inadeguato bisogna tagliare le tasse sul lavoro: questa sarebbe la misura seria, altrimenti rischiamo di non risolvere proprio il problema”, ha aggiunto Meloni.


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