Primi 100 giorni di Gualtieri da sindaco di Roma, Di Piazza: “Segnali positivi”

Il caporedattore delle pagine romane del Corriere della Sera, in un’intervista esclusiva per Newsby, traccia un primo bilancio dell’esperienza in Campidoglio dell’ex ministro dell’Economia

Primi 100 giorni di Gualtieri da sindaco di Roma, Di Piazza: “Segnali positivi”
Roberto Gualtieri
newsby Lorenzo Grossi11 Febbraio 2022


Giuseppe Di Piazza è il responsabile dell’edizione romana del Corriere della Sera. Pochissimi meglio di lui, per quanto riguarda il mondo dell’informazione, possono godere di uno sguardo quotidiano così “privilegiato” rispetto a quello che sta succedendo nella Capitale da quando si sono tenute le elezioni Comunali nel 2021. Il 19 ottobre Roberto Gualtieri (Partito Democratico) vinse il ballottaggio contro Enrico Michetti (centrodestra) e, pochi giorni più tardi, entrò in carica come nuovo sindaco di Roma, prendendo il posto di Virginia Raggi. Come sta cambiando adesso la Capitale dopo questa successione in Campidoglio?

Rifiuti e trasporti: i primi cambiamenti messi in atto da Gualtieri nei suoi primi 100 giorni da sindaco di Roma

Roberto Gualtieri è entrato in carica come sindaco di Roma ormai 100 giorni fa. Quale bilancio provvisorio si può trarre?

«Ci sono dei segnali, silenziosi, che finora sono buoni. Non è chiaramente ancora una svolta epocale, ma sono segnali incoraggianti rispetto a quelli che sono stati gli anni di caos dell’amministrazione romana».

Quali sono?

«Il primo evidente segnale è quello sulla pulizia della città, che è sicuramente migliorata. Lui aveva dei fondi a disposizione che erano nelle casse del Comune, sostanzialmente inutilizzati, e che lui ha impiegato per sollecitare il lavoro dell’Ama (l’azienda municipalizzata dei rifiuti ndr). Ha dato incentivi ai lavoratori per partecipare a questo piano straordinario di pulizia e questo era un obiettivo che lui si era dato nella prima fase. Sono poi arrivati nuovi cassonetti dell’immondizia. Certo, la città per ora non è paragonabile a Milano, che è reduce da decenni di buona amministrazione. Roma viene invece fuori da un periodo molto buio, lungo almeno 15 anni».

In cos’altro si sta notando una differenza col recente passato?

«Per esempio, ha riattivato la linea del tram 2, che è una metropolitana di superficie che collega Piazza del Popolo allo stadio Olimpico, attraversando tutto il quartiere Flaminio. Quel tram veloce fu un’operazione molto intelligente, fatta ai tempi dei Mondiali ’90. Il mezzo era fermo da un anno e mezzo perché era deragliato in un punto: i binari erano vecchi e mancava la manutenzione. Nel giro di un mese e mezzo l’ha fatto ripartire. Inoltre, sta facendo i lavori per un’altra linea importante: il tram protetto 8, che attraversa tutta Trastevere».

E sui rifiuti?

«Un governo della città a guida centrosinistra trova una sponda molto facile in una Regione a guida centrosinistra. Virginia Raggi non ha potuto onestamente godere di un grandissimo appoggio da parte della Giunta regionale. Anzi, in certi casi, c’è stato un conflitto aperto. Adesso invece, tra Gualtieri e Zingaretti, c’è una totale assonanza. La gestione delle discariche in giro per il Lazio è stata ben facilitata da questo rapporto».

Ma, a tal proposito, si vedono ancora in giro i cinghiali?

«Qualcuno sì. Un mese fa, ad esempio, una famiglia (numerosa) è stata filmata davanti al pronto soccorso del Gemelli».

E poi c’è il tema dei trasporti.

«Ci sono dei problemi strutturali molto antichi. C’è una ferrovia, che è la Roma-Lido, che adesso deve passare totalmente in gestione alla Regione: collega la città di Roma a Ostia, che è un quartiere ma è come se fosse una città grande come Brescia o Bergamo. Quindi parlare, in casi come questi, di trasporto pubblico da gestire in maniera intelligente è pazzesco».

Le prossime tappe della Capitale: in attesa del Giubileo

Si possono trovare dei punti di contatto con l’amministrazione Raggi?

«Lei ha lasciato in eredità una sensibilità Green molto interessante: ha fatto un buon lavoro sulle piste ciclabili. Poi magari venivano invase dall’immondizia ed erano impraticabili. Però le ha fatte. Dopo di che ha avviato il processo per l’Expo. E infatti a breve dovrebbe essere eletta, con l’accordo del Pd, come presidente della Commissione Expo del Comune di Roma. Personalmente, poi, ho apprezzato molto il fatto che lei sia rimasta in Consiglio Comunale e che si occupi di quest’ultimo dossier. Ha dimostrato molta coerenza in questo. È stato un buon segnale anche da parte sua».

Cosa ci si può aspettare di importante nei prossimi mesi, anche in ottica Giubileo?

«Io penso innanzitutto che ci sarà un accordo strategico e sinergico tra Ama e Acea, che migliorerà il ciclo dei rifiuti. La prima, che è al 100% comunale e ha milioni di problemi, fa la raccolta; la seconda (il cui 51% è controllato dal Comune e il resto è sul mercato) lo smaltimento. L’Acea è un’azienda idroelettrica che va molto bene, fa utili, ed è l’unica grande che ha un termovalorizzatore molto importante nel Lazio. L’Atac invece boccheggia, in concordato preventivo, ma con il Pnrr dovremmo vedere molti più mezzi pubblici e una ferrovia migliorata. Poi vedremo tante iniziative in città sulla parte di sviluppo economico, che è in mano all’assessore Monica Lucarelli, molto attenta all’innovazione e allo sviluppo del business di Roma. Non so ancora sulla cultura, perché Miguel Gotor mi sembra un po’ defilato. Ma può darsi che preparerà una bella Estate Romana. Vedremo».

Se nel 2023 Palazzo Chigi e il Palazzo della Regione Lazio cambiassero nettamente colore politico, i rapporti con Roma si modificherebbero radicalmente?

«I rapporti con il governo nazionale, fatto salvo il Pnrr, non sono in realtà così intensi come quelli con la Regione. Credo invece che un cambio di governo alla Regione sarebbe un po’ un ritorno al passato. Come è stato il problema nelle relazioni tra i 5 Stelle romani e la Giunta laziale. Se al posto di Zingaretti venisse eletto un presidente di centrodestra, Gualtieri qualche problema in più lo avrebbe. Dopo di che contano anche i rapporti personali e non solo la politica».

E Gualtieri, dopo questi primi 100 giorni come sindaco di Roma, crede che sia comunque la persona giusta?

«Io penso che il sindaco di Roma debba avere lo standing di un governatore, con uno status differente. Nelle altre nazioni, i sindaci delle Capitali hanno solitamente dato dei leader alla nazione. Non so se Gualtieri abbia ambizioni da leader nazionale, ma sicuramente l’esperienza che farà a Roma sarà molto importante. Lo metterà alla prova veramente».

Si ha la sensazione che sul nuovo primo cittadino non vengano puntati più di tanto i riflettori da parte dei media. È così?

«Gualtieri ha uno stile personale per il quale non ama calcare il palcoscenico. Non è un sindaco che ogni giorno dice qualcosa, che va nei posti a farsi intervistare per strada. È un sindaco che studia e lavora molto in ufficio, sulle pratiche. Anche fino a mezzanotte. È molto scrupoloso. Mi sembra una persona abbastanza attrezzata dal punto di vista professionale. E, con i fondi del Pnrr e i grossi investimenti da fare, in questo mi pare che sia la persona adatta. Non decide sull’onda emotiva di una manifestazione o di un’intervista fatta da qualcuno. Prima di prendere una decisione, ci pensa. Poi quando l’ha presa, l’ha presa. Stop. E la sensazione è che al momento stia dando segnali positivi. Poi lo giudicheremo tra un anno. E vedremo se quello che io immagino adesso sarà accaduto veramente oppure no».


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