Patuanelli dopo Conte? Ecco perché
il ministro piace (anche) alla destra

Il ministro dello Sviluppo Economico potrebbe prendere il testimone del presidente del Consiglio nell’ottica di un (difficile) governo di ‘salvezza nazionale’

Patuanelli dopo Conte? Ecco perché il ministro piace (anche) alla destra
Patuanelli dopo Conte? Ecco perché il ministro piace (anche) alla destra
newsby Lorenzo Grossi28 Gennaio 2021


Quando il neonato governo Conte 2 si presentò al Senato per la fiducia, l’unico esponente dell’esecutivo a ottenere pubblicamente attestati di stima dall’opposizione fu Stefano Patuanelli. Quando si fa il suo nome nelle sale di Palazzo Madama, molti senatori di centrodestra ricordano di avere lavorato bene insieme a lui nell’anno di governo gialloverde. Il ministro dello Sviluppo Economico sembra avere ora tutte le caratteristiche per essere ben visto trasversalmente dalle forze politiche presenti in Parlamento. E il suo nome come possibile successore di Giuseppe Conte circola, tanto sui giornali quanto nei palazzi romani. Anche se lo stesso Patuanelli è intervenuto per smentire i rumor: “Pensano di poterci usare contro Conte, ma si sbagliano”.

Per il momento, la linea del Movimento 5 stelle e del Pd, è chiara: fare il nome di Giuseppe Conte al Quirinale e cercare di chiudere un accordo su di lui e con lui al primo giro di consultazioni. Tuttavia, se venerdì non dovesse configurarsi una maggioranza stabile per un Conte ter, l’avvocato ne uscirebbe ‘bruciato’. E allora potrebbe scoccare l’ora dell’ingegnere triestino.

Gli ottimi rapporti di Patuanelli con il centrosinistra, ma anche con Berlusconi

Stefano Patuanelli, 46enne, si è laureato con 110 e lode in Ingegneria edile all’Università di Trieste. Si è iscritto all’albo nel 2004 e si è specializzato nel settore delle opere pubbliche. L’anno dopo ha costituito il gruppo Beppe Grillo Trieste. L’attività politica è rimasta secondaria al lavoro fino al 2011, quando è stato eletto consigliere comunale a Trieste. Dal 2018, quando è entrato in Parlamento, ha ricoperto subito ruoli decisionali: è stato capogruppo dei Cinquestelle al Senato. Funzione che gli ha permesso di tessere ottimi rapporti a Palazzo Madama. Oggi, il Partito democratico ha stima di lui per il suo orientamento progressista e per la leale collaborazione stretta con i ministri Enzo Amendola e Roberto Gualtieri, triangolo di lavoro sul Recovery Plan. Inoltre, Patuanelli si è espresso a favore di un’alleanza strutturale tra M5s, Pd e Leu alle prossime elezioni, certificando le sue simpatie verso il centrosinistra.

Matteo Renzi e Italia viva lo preferirebbero certamente a Conte. Un’indiscrezione raccolta da Il Giornale in questo senso, non è stata mai smentita dai renziani. Patuanelli ha poi una buona carta da giocare nell’ottica di una maggioranza di salvezza nazionale che si estenda a partire del centrodestra. È il membro dell’esecutivo Conte 2 meno inviso a Forza Italia, soprattutto perché ha condotto l’operazione salva Mediaset, tutelando l’azienda di Berlusconi dalle mire espansionistiche della francese Vivendi.

Un (quasi) tecnico che parla con l’Europa: il suo lavoro al Mise

C’è però un altro aspetto che lo fa ascrivere alla lista dei papabili per Chigi: la conoscenza dei dossier nazionali ed europei. Il Mise sta seguendo le crisi di impresa ancora in corso, Whirlpool, Ilva e Aspi su tutte. Patuanelli e il suo staff hanno contribuito al testo del Recovery Plan e, prima che si aprisse la crisi di governo, era stato lo stesso Conte a fare il suo nome per coordinare la cabina di regia del Recovery. Inoltre, il dicastero di Patuanelli, in quest’anno di pandemia, è stato centrale nell’elaborazione delle misure atte ad affrontare l’emergenza economica: il decreto Cura Italia, Rilancio, Semplificazioni, e Ristori uno, due, tre, quattro sono passati anche da via Veneto. Ora, la ‘speranza’ di Patuanelli è quella che Conte fallisca nella costruzione del suo terzo governo, per potere poi salire sul treno di Palazzo Chigi.


Tag: ConsultazioniGiuseppe ConteGovernoStefano Patuanelli