Manovra 2023, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera

La Manovra 2023, da quasi 35 miliardi di euro, ha ricevuto il via libera dal Consiglio dei ministri. Come sottolineato dal Ministero dell’economia e della finanze, la nuova legge di bilancio si basa su un approccio prudente e realista, che tiene conto della situazione economica attuale, anche in relazione allo scenario internazionale. Gran parte delle risorse disponibili saranno riservate a interventi a sostengo di famiglie e imprese per contrastare il caro energia e l’aumento dell’inflazione.

Il Mef ha sottolineato che gli interventi a sostegno della famiglia prevedono il taglio del cuneo fiscale al 2%, la riduzione dell’Iva per alcuni prodotti, l’aumento dell’assegno unico per le famiglie, le agevolazioni per le assunzioni a tempo indeterminato per donne under 36 e per precettori del reddito di cittadinanza, la proroga delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa per i giovani e la flat tax incrementale. Sono previsti, inoltre, aumenti di entrate per 138 milioni di euro dalle sigarette e per 1,02 miliardi di euro dalle rivalutazioni e partecipazioni aziende.

Manovra 2023, inizia la strada verso l’abolizione del reddito di cittadinanza

Con l’approvazione della Manovra 2023, inizia il periodo transitorio verso l’abolizione del reddito di cittadinanza. Dal primo gennaio 2023 alle persone tra 18 e 59 anni (abili al lavoro ma che non abbiano nel nucleo familiare disabili, minori o persone a carico con almeno 60 anni di età) sarà riconosciuto il reddito nel limite massimo di otto mensilità invece delle attuali 18 rinnovabili. È previsto, inoltre, un periodo di almeno sei mesi di partecipazione a un corso di formazione o riqualificazione professionale. Chi non lo svolgerà perderà l’accesso al reddito e lo stesso avverrà per chi rifiuterà la prima offerta congrua. Il primo gennaio 2024, il reddito di cittadinanza sarà abrogato e sostituito da una nuova riforma. Si prevede un risparmio di 734 milioni per il 2023, che finanzierà un apposito fondo per la riforma complessiva del sostegno alla povertà e all’inclusione.

Cosa cambia per le pensioni

Per quanto riguarda le pensioni, dal primo gennaio 2023 sarà introdotto la cosiddetta quota 103, che permetterà di andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età anagrafica, senza penalità sul calcolo dell’assegno. Chi, nonostante questa opzione, sceglierà di continuare a lavorare potrà contare su una decontribuzione al 10%, con effetti positivi sulla busta paga.

Rivista anche opzione donna, l’opportunità, per le sole donne lavoratrici, di ritirarsi dal lavoro accettando un calcolo contributivo della rendita previdenziale. La nuova legge di bilancio prevede che le donne con due figli potranno accedervi a 58 anni; quelle con un figlio a 59 anni e quelle senza figli a 60 anni.

Manovra, Meloni: “35 miliardi a crescita e giustizia sociale”

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Nel corso di una conferenza stampa, Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, ha illustrato le caratteristiche principali della Manovra.

Sono molto soddisfatta del lavoro fatto con questa manovra perché non si limita a un lavoro ragionieristico ma fa scelte politiche e la presenta un governo che in appena un mese ha scritto e presentato una manovra che ricalca e racconta di una visione politica“, ha dichiarato.

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Alla base delle norma, che conta complessivamente 35 miliardi di euro, ci sono due grandi priorità: la crescita, cioè mettere in sicurezza il tessuto produttivo” e, dall’altra parte “la giustizia sociale a dare l’attenzione alle famiglie e ai redditi più bassi. Un’altra scelta riguarda le famiglie. Lo Stato interviene per calmierare le bollette per le famiglie, prima con un Isee massimo di 12.000 euro e noi lo portiamo a 15 mila euro. La platea per le famiglie si allarga ma chiaramente la misura è per quelle più bisognose e vale 9 miliardi di euro“, ha spiegato Meloni.

Flat tax, Meloni: “Misura rivolta al ceto medio, non favorisce i ricchi”

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Meloni ha poi affrontato il delicato nodo della flat tax, spesso additata come una misura pensata per aiutare le fasce di reddito più alte. Ha spiegato che nella manovra ci sono “tre tasse piatte“, tra cui quella “sui redditi incrementali alle partite Iva che hanno una tassa piatta del 15% sul maggiore utile conseguito rispetto al triennio precedente con soglia massima 40 mila euro, il che dimostra che si tratta di una misura rivolta al ceto medio, che non favorisce i ricchi e riconosce i sacrifici di chi lavora“. Meloni ha poi ricordato l’aumento della flat tax a 85mila euro e “l’introduzione della tassa piatta al 5% sui premi di produttività fino a 3mila euro contro il 10% previsto attualmente e fa il paio con estensione fringe benefit“.

Reddito di cittadinanza, Meloni: “Per chi può lavorare abolito alla fine del 2023”

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Non sono mancate delle osservazioni sulle modifiche al reddito di cittadinanza. “Siamo fedeli ai nostri principi, si continua a tutelare chi non può lavorare, aggiungiamo anche le donne in gravidanza, ma per chi può lavorare si abolirà alla fine del prossimo anno e non potrà essere percepito per più di 8 mesi e decadrà alla prima offerta di lavoro rifiutata. Vedo forze politiche che chiamano la piazza, va bene tutto però vorrei sapere se chi lo ha pensato lo ha immaginato come uno strumento dello Stato per occuparsi delle persone dai 18 ai 60 anni. C’è gente che lo prende da tre anni, evidentemente non ha funzionato o per alcuni italiani deve andare all’infinito. Io credo che lo Stato debba occuparsi di loro a trovare un posto di lavoro“.

Manovra, Meloni: “In pensione a 62 anni con 41 di contributi”

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La manovra in materia pensionistica interviene “sullo scalone pensionistico che, senza un intervento, dal primo gennaio sarebbe scattata la pensione a 67 anni“: si potrà andare in pensione “a 62 anni con 41 di contributi, ma con dei paletti di buon senso. Chi decide di entrare in questa finestra, fino a maturazione dei requisiti non potrà prendere una pensione superiore a 5 volte la minima, quindi tra i 62 e i 67 anni, fino a maturazione dei requisiti. Abbiamo deciso di rivalutare le pensioni minime del 120%, l’aumento maggiore in rapporto all’inflazione lo avranno le pensioni più basse“, ha spiegato Meloni.

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