Governo, fiducia dal Senato ma senza maggioranza assoluta: 156 i Sì

Dopo la Camera, l’esecutivo supera anche il test a Palazzo Madama. Sei giorni dopo lo strappo di Matteo Renzi, Giuseppe Conte può quindi tirare un piccolo sospiro di sollievo

Governo, fiducia dal Senato ma senza maggioranza assoluta: 153 i Sì
Palazzo Madama
newsby Lorenzo Grossi19 Gennaio 2021


Il Senato della Repubblica conferma la fiducia al governo Conte 2 ma, come previsto, i Sì non raggiungono la maggioranza assoluta. Sono infatti “solo” 156 i voti a favore dell’esecutivo: 5 in meno rispetto ai 161 che garantirebbero una solidità all’alleanza di centrosinistra. I No sono stati 140; 16 invece gli astenuti. Non proprio un risultato estremamente positivo per la maggioranza. Anche se, dal punto di vista costituzionale, il governo presieduto da Giuseppe Conte può comunque tranquillamente restare in carica. Determinante, per raggiungere la maggioranza relativa, l’astensione annunciata da Italia Viva. Perché con quei 16 voti eventualmente contrari il governo sarebbe caduto.

Le tappe della crisi di governo: dallo strappo di Renzi alla fiducia in Senato

Giornata “campale”, quella odierna, per il governo: dopo la fiducia ottenuta alla Camera dei Deputati con la maggioranza assoluta (321 voti favorevoli), Conte e i suoi ministri superano quindi l’esame più difficile. Perché a Palazzo Madama i numeri erano decisamente più ballerini, dopo lo strappo voluto da Matteo Renzi lo scorso 13 gennaio. Le dimissioni delle ministre Bellanova e Bonetti e del sottosegretario Scalfarotto (tutti e tre di Italia Viva) hanno aperto, di fatto, una crisi di governo, anche se non ancora ufficializzata. Crisi in qualche modo sopita con il voto tra ieri e oggi nei due rami del Parlamento. Ora, però, i scenari sono tutti aperti. E non è escluso che Conte vada comunque a rassegnare le dimissioni, in vista di un reincarico da parte di Sergio Mattarella.

Renzi aveva annunciato sei giorni fa in conferenza stampa l’addio della propria delegazione dal governo. Conte era salito al Quirinale per riferire il Presidente della Repubblica sulla situazione politica, preannunciandogli la parlamentarizzazione della crisi, non sfociata ancora (al momento) con le dimissioni del presidente del Consiglio. Gli esponenti di spicco di Italia Viva hanno sempre esplicitamente dichiarato in questi ultimi giorni di volere comunque tenere aperte le porte all’esecutivo, per un accordo in extremis per tornare alla composizione di governo originaria. Ma non c’è stato verso. Perché tutti i ministri del Movimento 5 Stelle del Partito Democratico hanno sostenuto di non volere tornare più indietro. Concetto confermato alla Camera dallo stesso Conte: “Adesso voltiamo pagina”, aveva dichiarato ieri in Aula il presidente del Consiglio.

Quanti e quali ‘responsabili’ e ‘costruttori’ hanno votato a favore di Conte

In questa settimana di suspence è tornato in auge Clemente Mastella, indicato come uno dei protagonisti del tentativo di Giuseppe Conte di trovare in Senato i parlamentari sufficienti per la fiducia. Già: ma alla fine chi e quanti sono stati questi ‘responsabili’/’costruttori’ (o ‘volenterosi’) ad avere accordato la fiducia al Senato?

In realtà non ci sono stati grandissimi colpi di scena rispetto alle attese della vigilia. Sandra Lonardo, moglie di Mastella, ha votato Sì come annunciato. A favore dell’esecutivo anche Mariarosaria Rossi e Andrea Causin, di Forza Italia. Mentre gli ex 5 Stelle Drago, Giarrusso e Martelli non hanno regalato sorprese e hanno confermato il proprio No al governo. Poco prima della comunicazione ufficiale del voto, c’è stato il ‘giallo Ciampolillo’: l’ex senatore pentastellato, considerato tra gli indecisi sulla fiducia al governo al Senato, è risultato assente alla prima e seconda chiama. Anche se la presidente Alberti Casellati aveva dichiarato la chiusura del voto poco prima dell’arrivo dello stesso Lello Ciampolillo. Il Var del Senato ha sancito la sua riammissione al voto; favorevole. Riccardo Nencini, presidente del consiglio nazionale del Psi e del gruppo parlamentare di Italia Viva, non si è astenuto come hanno fatto tutti renziani, preferendo esprimere il proprio consenso al governo.


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