Fornire armi all’Ucraina per colpire degli obiettivi in Russia è contrario alla Costituzione?

Tajani: “Non invieremo alcun militare a combattere contro i russi in territorio ucraino, né potranno essere utilizzate armi italiane per colpire in territorio russo. Lo impedisce la nostra Costituzione

Il ministro della Difesa Guido Crosetto, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini hanno ribadito che la posizione contraria dell’Italia sull’invio di armi in Ucraina è motivata dal testo della Costituzione che lo impedisce. Tajani, in occasione della riunione informale della Nato a Praga, ha dichiarato: “Al vertice dei ministri degli Esteri della Nato, affronteremo temi di stringente attualità, a partire dalla situazione in Ucraina: ribadirò durante il mio intervento che non invieremo alcun militare a combattere contro i russi in territorio ucraino, né potranno essere utilizzate armi italiane per colpire in territorio russo. Lo impedisce la nostra Costituzione“.

“Ogni Paese decide come far utilizzare all’esercito ucraino le sue armi”. “Ho parlato a lungo con Stoltenberg, gli ho ribadito la nostra posizione e l’ha capita perfettamente. Non è la Nato a decidere come si usano in Ucraina le armi italiane o di altri Paesi”,  ha aggiunto il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Cosa dice la Costituzione

Il 31 maggio a Cinque Mattino Tajani aveva anche sottolineato: “Le armi italiane possono essere usate soltanto all’interno del territorio ucraino per impedire l’avanzata dei russi e quindi per garantire la libertà dell’Ucraina. Noi abbiamo una Costituzione che all’articolo 11 parla molto chiaro: l’Italia ripudia la guerra, noi non possiamo fornire armi per attaccare la Russia in territorio russo“. Crosetto durante un’intervista con il quotidiano Domani ha dichiarato: “Noi forniamo aiuti, anche militari, a una nazione aggredita, per difendersi e riconquistare la sua sovranità violata. La Costituzione, le leggi e la nostra postura internazionale non consentono, a mio avviso, di fare altro“. Salvini ospite a Otto e mezzo: “Fortunatamente la Costituzione italiana ripudia la guerra. La Lega voterà un nuovo pacchetto di armi solo se avrà la certezza che le armi date all’Ucraina non saranno usate per attaccare i russi“.

Crosetto
Crosetto | ANSA/VINCENZO LIVIERI – Newsby.it

L’invio di armi offensive in Ucraina significherebbe per l’Italia violare la legge? La Costituzione, ha ribadito il ministro della Difesa Guido Crosetto durante il 53esimo Convegno Nazionale dei Giovani Imprenditori Confindustria, “ci dice due cose precise: che l’Italia ripudia la guerra e che partecipiamo alle alleanze storiche in cui crediamo”. “Noi forniamo aiuti, anche militari, a una nazione aggredita, per difendersi e riconquistare la sua sovranità violata”, ha continuato il ministro.

Il testo per intero dell’articolo 11 della Costituzione recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo“. Il testo vieta la partecipazione diretta dell’Italia a guerre di carattere offensivo e ogni forma di assistenza, come la fornitura di armi, a Stati che conducano tale tipo di guerre, ma consente le azioni belliche con carattere difensivo. Tuttavia, il testo non chiarisce se il nostro Paese può partecipare a guerre o meno e se è vietato l’uso della forza bellica per prestare assistenza a un Paese attaccato che eserciti una legittima difesa.

L’articolo 11 ripudia la guerra come soluzione delle controversie e non come difesa. Gli invii di armi all’Ucraina sono stati autorizzati dal Parlamento con tre votazioni, la prima a marzo 2022, la seconda a dicembre 2022 e la terza a febbraio 2024 e sono in linea con la Costituzione e con i Trattati sovranazionali che sarebbero comunque prevalenti sulle nome costituzionali.

Cesare Mirabelli aveva spiegato che “quanto scritto nell’articolo 11 ha il carattere di un’enunciazione generale e va letto come il ripudio della guerra di aggressione o intesa come uno strumento di soluzione delle controversie internazionali. Ma per la Carta la guerra esiste. Può essere deliberata dal Parlamento e proclamata dal presidente della Repubblica. Anche se questo aspetto non ci interessa perchè non siamo noi in guerra“.

Prestare aiuto, senza entrare nel conflitto, è costituzionalmente legittimo. Un sostegno che può essere fornito con gli strumenti più vari, certo con l’assistenza sanitaria ai rifugiati, ma anche aiutando chi combatte e quindi anche con strumenti bellici di difesa, per respingere l’aggressore. Sempre nel rispetto del criterio di proporzionalità. Sarebbe addirittura auspicabile un ruolo più attivo dell’Onu, bloccato però dal veto della Russia, per dare il via libera a missioni di peacekeeping. Anche se lo sforzo maggiore, proprio nel rispetto dell’articolo 11 della Costituzione, deve essere compiuto al tavolo dei negoziati. Perchè la Carta non nega la possibilità della guerra di difesa, ma indica la via maestra della diplomazia come soluzione dei conflitti internazionali”, aveva proseguito il giurista.

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