Coronavirus, Dpcm dicembre:
le ipotesi per Natale fanno discutere

Diversi i nodi da sciogliere, poche le certezze. Governo, Regioni e Comitato tecnico-scientifico al lavoro per trovare un accordo

newsby Francesco Lucivero28 Novembre 2020


L’unica ufficialità, al momento, riguarda lo spostamento in zona arancione di Calabria, Lombardia e Piemonte, oltre a quello in zona gialla di Liguria e Sicilia. Restano però numerosi i nodi da sciogliere in vista del Dpcm in vigore dal prossimo 4 dicembre. Soprattutto per un Natale che si preannuncia già particolare. Dal coprifuoco alle aperture di bar e ristoranti, dalla scuola alle limitazioni strettamente legate alle festività, Governo, Comitato tecnico-scientifico e Regioni continuano a confrontarsi alla ricerca di un accordo ancora complicato. Una trattativa che fa discutere non poco.

L’idea del Governo e le indicazioni del Cts

Secondo quanto riportato da Ansa, che cita fonti vicine a Palazzo Chigi (dove nella serata di venerdì si è svolta una riunione-fiume tra i rappresentanti dell’esecutivo e i capigruppo di maggioranza), i punti principali del nuovo Dpcm che, salvo imprevisti, entrerà in vigore il prossimo 4 dicembre, riguarderanno la chiusura dei ristoranti a Natale e Santo Stefano e il coprifuoco alle 22 anche il 24 dicembre e a San Silvestro. Si va inoltre verso la conferma dell’impossibilità di spostarsi tra Regioni fatti salvi i rientri nelle proprie residenze e i motivi di giustificata necessità e urgenza.

Il Governo starebbe anche studiando una soluzione per allungare gli orari di apertura dei negozi per renderli compatibili con il coprifuoco delle 22. Per i rientri dall’estero, inoltre, possibile la reintroduzione della quarantena di 15 giorni, secondo quanto già sperimentato durante la prima ondata.

Prima di arrivare a una decisione definitiva sul Dpcm il Governo dovrà comunque continuare a confrontarsi con le Regioni e il Comitato tecnico-scientifico. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, il Cts sarebbe per la linea restrittiva più dura: presenza nelle singole abitazioni di non più di sei persone (nodo comunque controverso soprattutto dal punto di vista dei controlli), messa di Natale cancellata o tutt’al più anticipata, superamento del concetto dei ‘colori’ delle Regioni (un punto che non convince affatto il Governo, che ha più volte rivendicato la bontà dell’iniziativa). Dal Cts arriva anche un’indicazione sulla stagione sciistica. Sì all’apertura degli impianti ma solo dopo il 20 gennaio e solo se non ci sarà un nuovo picco di contagi.

Dpcm, il nodo scuola è il più complicato

Nel corso della riunione si è parlato anche di scuola, ma la soluzione al nodo gordiano è ancora lontana. Secondo quanto riportato da Ansa, l’idea è quella di riaprire anche le classi delle superiori da gennaio. Movimento 5 stelle (partito di cui fa parte la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina) e Italia Viva premono per anticipare il possibile provvedimento.

L’incontro nella sede della Presidenza del Consiglio è stato un’occasione, inoltre, per parlare di Recovery fund e Mes, con la possibilità di adozione di quest’ultimo che continua ad agitare le acque all’interno della maggioranza. A tal proposito, M5s vuole garanzie sul non utilizzo dei fondi, mentre il Pd è per un’apertura alla richiesta del prestito Mes. Una decisione ufficiale non è arrivata, ma la situazione generale potrebbe imporre un’accelerata alla trattativa politica.

Il dato ufficiale: cinque aree restano in zona rossa

Nel frattempo, con l’ordinanza in vigore da domenica 29 novembre, il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha annunciato la nuova suddivisione per ‘colori’, in base all’ultimo monitoraggio settimanale, di Regioni e delle Province autonome.

In zona rossa, quella a rischio alto, restano Abruzzo, Provincia autonoma di Bolzano, Campania, Toscana e Valle d’Aosta. Passano alla zona arancione, quella a rischio medio-alto, Calabria, Lombardia e Piemonte. Nella stessa area di rischio restano Basilicata, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia-Giulia, Marche, Puglia e Umbria. Passano dalla zona arancione a quella gialla, invece, Liguria e Sicilia, che quindi faranno parte dell’area a rischio medio assieme a Lazio, Molise, Sardegna, Provincia autonoma di Trento e Veneto.


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