Bonus 600 euro a cinque deputati: l’indignazione è bipartisan

Nomi non rivelati per motivi di privacy, ma dai partiti arriva una condanna univoca tra chi chiede sospensioni, restituzioni e dimissioni

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Montecitorio
newsby Francesco Lucivero10 Agosto 2020


L’eco delle polemiche dopo la conferma, da parte dell’Inps, che cinque componenti della Camera dei Deputati hanno usufruito del bonus 600 euro riservato alle partite Iva, non accenna a placarsi. La discussione non verte sulla possibilità di farlo: la legge non prevedeva, almeno a marzo e aprile, paletti in questo senso. La polemica si concentra invece sul buonsenso dei fruitori. La misura, infatti, era stata pensata dal governo per sostenere i lavoratori autonomi in difficoltà per le entrate ridotte (se non azzerate) durante il lockdown, e il fatto che ad usufruirne siano stati dei parlamentari (che hanno continuato a percepire il loro stipendio) ha scatenato la condanna univoca.

Dalla maggioranza l’invito ai parlamentari ad uscire allo scoperto

Il presidente della Camera, Roberto Fico (M5s), è amareggiato: “I cinque deputati che hanno richiesto e ottenuto il bonus Covid facciano un passo avanti – ha dichiarato in un’intervista a La Repubblica. Si scusino e restituiscano quanto hanno percepito. Il Paese sta attraversando una fase difficile e i cittadini hanno fatto enormi sacrifici. Episodi del genere sono inconcepibili. Chi si comporta in questo modo dimostra di non credere fino in fondo al proprio incarico”.

Luigi Di Maio, ministro degli Esteri e volto di punta del Movimento, è ancora più severo: “Evidentemente non gli bastavano i quasi 13mila euro netti di stipendio al mese – ha scritto su Facebook -, non gli bastavano tutti i benefit e privilegi di cui già godono. È vergognoso. È davvero indecente. I nomi di queste 5 persone sono coperti dalla legge sulla privacy. Bene, siano loro allora ad avere il coraggio di uscire allo scoperto. Chiedano scusa agli italiani, restituiscano i soldi e si dimettano, se in corpo gli è rimasto ancora un briciolo di pudore”.

Dal Pd è arrivata l’indignazione del segretario nazionale Nicola Zingaretti: “Posso dire che è una vergogna?” ha chiosato su Facebook. A fargli eco il capogruppo dei Democratici alla Camera, Michele Bordo: “La richiesta del bonus di 600 euro, previsto per gli autonomi e le partite Iva, avanzata da cinque deputati è davvero inqualificabile. Spero che restituiscano subito i soldi o che il Presidente Roberto Fico trovi immediatamente la maniera per porre rimedio a questa ingiustizia, che è uno schiaffo enorme nei confronti di chi ha realmente bisogno, specie dopo l’emergenza sanitaria“.

Ad esprimere l’opinione per conto di Italia Viva è invece la ministra delle Politiche agricole e forestali Teresa Bellanova, capo delegazione del partito: “Dimissioni immediate, a qualunque partito e schieramento appartengano” ha detto.

Dall’opposizione arrivano anche critiche al governo

Se nella maggioranza l’indignazione è esclusivamente rivolta ai parlamentari ‘colpevoli’, nell’opposizione si punta il dito anche contro l’esecutivo. Matteo Salvini, leader della Lega, ha infatti accusato il governo di non aver posto limiti maggiori per la fruizione del bonus. Per quel che riguarda i cinque parlamentari, a una prima severa dichiarazione (“In qualunque Paese al mondo, tutti costoro si dimetterebbero”) ne è poi seguita una più ‘blanda’, in cui Salvini ha parlato di “sospensione” anziché di dimissioni.

Più netta la posizione di Giorgia Meloni, che sui social lancia l’hashtag #BonusInpsIoNo: “Che squallore! – scrive la leader di Fratelli d’ItaliaGli italiani sono in ginocchio e qualcuno nel Palazzo si preoccupa solo di arraffare sempre di più. Ma questo scandalo mette in evidenza anche una vergogna che Fratelli d’Italia ha più volte denunciato: il Governo, incredibilmente, non ha previsto alcun tetto di fatturato e di reddito per il bonus P.IVA, col risultato che ne ha diritto pure chi fattura milioni o ha altre importanti fonti di reddito”.

 

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5 parlamentari hanno fatto domanda per il bonus 600 per le P.IVA. Che squallore! Gli italiani sono in ginocchio e qualcuno nel Palazzo si preoccupa solo di arraffare sempre di più. Ma questo scandalo mette in evidenza anche una vergogna che Fratelli d’Italia ha più volte denunciato: il Governo, incredibilmente, non ha previsto alcun tetto di fatturato e di reddito per il bonus P.IVA, col risultato che ne ha diritto pure chi fattura milioni o ha altre importanti fonti di reddito, come i parlamentari. Una brutta storia di deputati avidi e governo incompetente sulla quale pretendiamo massima chiarezza. Intanto, visto che l’Inps non fa i nomi per questione di privacy, invito ogni parlamentare a dichiarare “#BonusInpsIoNO!”. In modo che i nomi emergano lo stesso, per esclusione.

Un post condiviso da Giorgia Meloni (@giorgiameloni) in data:

Forza Italia si è invece espressa tramite una nota del portavoce dei gruppi di partito di Camera e Senato, Giorgio Mulè: “Per dissipare qualsiasi dubbio sarebbe il caso che chi ha usufruito del bonus esca volontariamente allo scoperto e spieghi se, magari e auspicabilmente, si è trattato di un errore dovuto allo zelo di un consulente. Non c’è alcun segreto da proteggere né alcuna privacy da tutelare nell’attività di un parlamentare: tutto deve avvenire alla luce del sole. Chi ha intascato spieghi, restituisca (se non l’ha già fatto) e si chiuda al più presto questa tristissima pagina”.

Possibili ulteriori risvolti in vista del Referendum

Tra i beneficiari del bonus 600 euro, secondo quanto riportato dall’Inps, anche più di duemila amministratori locali. Per il Parlamento, comunque, si tratta di una notizia che potrebbe avere risvolti futuri decisamente importanti: l’indignazione diffusa tra gli elettori potrebbe essere decisiva in vista del Referendum costituzionale in programma il 20 e il 21 settembre. In quelle date, infatti, i cittadini aventi diritto dovranno esprimersi sulla possibilità di ridurre il numero dei parlamentari, attraverso una modifica agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione Italiana.


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