Trump di nuovo al potere dopo Capitol Hill? C’era il piano per un golpe

Un PowerPoint di 38 pagine redatto da un ex colonnello pro-Trump al vaglio della Commissione del Congresso che indaga sui fatti del 6 gennaio

Trump di nuovo al potere dopo Capitol Hill? C’era il piano per un golpe
Donald J. Trump (Wikimedia Commons)
newsby Alessandro Boldrini11 Dicembre 2021


C’era un piano per riportare al potere l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald J. Trump, dopo l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021. Il dettaglio emerge dagli atti al vaglio della Commissione del Congresso che indaga sulla vicenda. Fra questi – come riporta il New York Times – c’è infatti una presentazione PowerPoint di 38 pagine con un dettagliato progetto per un colpo di Stato.

Trump, Biden, Meadows e Waldron: i protagonisti della vicenda

A metterlo a punto sarebbe stato Phil Waldron, un ex colonnello texano. Waldron sostiene, come molti altri supporter del tycoon, la tesi che la vittoria alle urne del democratico Joe Biden sia stata viziata da brogli elettorali. Tesi caldeggiata dallo stesso Trump e che ha generato una vera e propria epidemia di violenza in tutto il Paese.

A consegnare alla Commissione d’inchiesta il piano del golpe – intitolato ‘Frode elettorale, interferenza straniera e opzioni per il 6 gennaio’ – è stato Mark Meadows, ex capo dello staff della Casa Bianca. Come spiega al Nyt il suo legale, George J. Terwilliger III, Meadows lo avrebbe ricevuto via e-mail ma non ha mai compiuto alcuna azione.

Il piano per il colpo di Stato e le asserite interferenze estere

Stando alla ricostruzione, però, non glielo avrebbe spedito l’ex colonnello Waldron, il quale si sarebbe limitato a preparare il PowerPoint e a distribuirlo fra i suoi collaboratori. È più probabile che sia stato uno di questi ultimi, infatti, a inviarlo all’ex capo dello staff; così come a diversi senatori in carica e ai supporter di Donald Trump, che lo avrebbero ricevuto nei giorni antecedenti l’assalto al Congresso.

Il progetto di colpo di Stato prevedeva che l’ex presidente dichiarasse immediatamente lo stato d’emergenza per questioni di sicurezza nazionale. Nello specifico questioni relative a presunte interferenze di Paesi stranieri sul voto, come Cina e Venezuela. In questo modo il Senato avrebbe ritardato la certificazione della vittoria di Biden e The Donald sarebbe potuto restare in carica a Washington.


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