Kabul, randagi in salvo sull’aereo. Ma le veterinarie restano a terra

Hanno lasciato l’Afghanistan i 200 cani e gatti del rifugio di Nowzad, fondato nel 2007 dal britannico Pen Farthing. Niente da fare per gli uomini e le donne che li hanno curati in questi anni

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Un aereo sorvola Kabul (foto archivio Wikimedia Commons)
newsby Alessandro Boldrini30 Agosto 2021


Da un lato il lieto fine per duecento cani e gatti finalmente in salvo; dall’altro l’amaro in bocca per le sorti più incerte che mai delle loro veterinarie. È il paradosso di Nowzad, un rifugio per randagi fondato nel 2007 dal britannico Pen Farthing per cercare di salvare dalla strada e offrire cibo e cure agli animali di Kabul. Nelle scorse ore Farthing è infatti riuscito a lasciare l’Afghanistan portando con sé i circa 200 cani e gatti ospiti del rifugio.

Purtroppo, però, su quel volo non sono potuti salire le donne e gli uomini afghani che in questi anni si sono presi cura dei piccoli randagi. Compreso un gruppo di giovani veterinarie che Farthing ha sostenuto nel corso degli studi, offrendo loro un lavoro all’interno del piccolo ospedale veterinario della capitale afghana. A renderlo noto è il sito Kodàmi, che ha seguito l’evolversi della vicenda fin dall’inizio.

Kabul, la storia del rifugio Nowzad

Stando a quanto raccontato, Farthing avrebbe potuto lasciare l’Afghanistan per tornare nel Regno Unito già nelle scorse settimane, ma ha preferito rimanere per non abbandonare i circa 200 randagi, i componenti del suo staff e le loro famiglie, per un totale di circa 70 persone. L’attivista britannico aveva inoltre lanciato un appello via social per pagare il volo verso l’Europa per animali e staff di Nowzad.

Appello a cui aveva risposto presente anche l’Associazione Donne Medico Veterinario (Admv), presieduta da Rebecca Bragadin. “L’ultima settimana è stata un vero e proprio stillicidio di notizie – ha raccontato Bragadin a Kodàmi –. Abbiamo cercato in tutti i modi di offrire il nostro sostegno anche soltanto pagando le schede telefoniche delle nostre colleghe perché non rimanessero completamente isolate”.

Le veterinarie afghane restano a terra

“Siamo state giornalmente in contatto con tre di loro, di cui per sicurezza preferiamo non svelare né nomi né dove si trovano, e abbiamo sperato fino all’ultimo che riuscissero a salire su quell’aereo, ma da quando c’è stato l’attentato in aeroporto è cambiato tutto – ha aggiunto –. Molte volte sembrava che fosse tutto pronto per la loro partenza. Poi, invece, ogni volta, la partenza veniva rimandata e loro rimanevano lì”.

Alla fine quell’aereo è decollato, ma senza le veterinarie afghane, che non hanno ottenuto i permessi per lasciare il Paese, nonostante i permessi del Governo inglese. Tutto è precipitato dopo l’attentato all’aeroporto di Kabul, dove le dottoresse afghane hanno aspettato fino a venti ore nella speranza di poter partire. Un’attesa vana, purtroppo.


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