Iraq, la tregua è già finita: a Baghdad razzi contro l’ambasciata Usa

In azione sistema di difesa antimissilistico americano. La tregua condizionata delle milizie filo-iraniane è durata appena 36 giorni

newsby Redazione18 Novembre 2020



La decisione da parte del governo americano di richiamare in patria 500 dei 3mila soldati impegnati in Iraq, evidentemente, non è bastata. Nella notte tra martedì e mercoledì, infatti, l’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad è stata presa di mira con dei razzi, a 36 giorni dalla tregua annunciata dalle brigate filo-iraniane di Hezbollah. Secondo quanto riportato da Afp, il sistema di difesa missilistico americano C-RAM è stato immediatamente attivato. Nel centro della capitale irachena si sono udite forti esplosioni, non è nota la presenza di vittime o feriti.

Una tregua durata poco più di un mese

L’attacco missilistico è arrivato poche ore dopo l’annuncio, da parte di Washington, del ritiro di 500 soldati americani dall’Iraq. Le milizie filo-iraniane, nell’annunciare la tregua nel Paese lo scorso 11 ottobre, avevano richiesto però un piano di sgombero totale e non parziale. Da qui, secondo i media statunitensi, la possibile ritorsione, anche se l’attacco missilistico non è stato ufficialmente rivendicato.

Nel dettare le condizioni i filo-iraniani di Hezbollah non avevano dato dato una scadenza precisa per la presentazione del piano. Lo avevano però indicato come condizione necessaria e sufficiente per sospendere gli attacchi sia da parte loro sia da parte di gruppi “affiliati”.

Nei dodici mesi precedenti alla tregua, le brigate Hezbollah e le milizie filo-Teheran hanno perpetrato oltre trenta attacchi contro strutture americane in Iraq, portando gli Usa a minacciare ritorsioni per gli attentati subiti. Una serie di attacchi che, tra l’altro, si inserisce in un contesto delicatissimo soprattutto a causa delle tensioni dirette fra Iran e Stati Uniti, con l’uccisione a gennaio del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vicecomandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, a fare da fulcro a una serie di attacchi e contrattacchi diplomatici fra i due governi.

Rapporto Usa-Iran, cosa potrebbe cambiare con l’arrivo di Biden

Il rapporto fra la Repubblica Islamica e l’amministrazione Usa è ancora ai minimi storici e non è nemmeno detto che l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca al posto di Donald Trump (condannato per “terrorismo” dalla giustizia iraniana) possa cambiare la situazione.

L’esperta di politica estera Emma Sky, intervistata da L’Espresso, ha dichiarato in questo senso: “Considerando che l’Iran andrà al voto la prossima estate, è probabile che l’ala oltranzista del paese insisterà su quest’immagine dell’America inaffidabile, mentre i moderati proveranno a sostenere la possibilità di costruire un rapporto nuovo con Washington, grazie all’arrivo di Biden. Si aprirà insomma un dibattito nella società iraniana”.

“Biden dovrà andare molto oltre la questione nucleare – ha poi aggiunto l’ex consigliera delle Forze armate Usa in Iraq –, includendo i temi regionali e quindi le ingerenze iraniane in Yemen, in Libano, in Iraq, in Siria”.

 

(video pubblicato su Twitter da Steven Nabil, si rimanda alla fonte per l’autorizzazione alla pubblicazione)


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