Gateway Pundit, il sito pro-Trump e l’ombra della violenza sulle elezioni Usa

Un’inchiesta mette in luce oltre 100 casi di minacce contro lavoratori impegnati nello spoglio delle presidenziali che hanno sancito la vittoria di Biden su Trump

Gateway Pundit, il sito pro-Trump e l’ombra della violenza sulle elezioni Usa
(Wikimedia Commons)
newsby Alessandro Boldrini4 Dicembre 2021


L’ormai celebre “stop the count!”, scritto rigorosamente in maiuscolo dall’ex presidente americano Donald J. Trump, sembra un ricordo lontano. Con questo tweet delle 15.12 (ora italiana) del 5 novembre 2020 il tycoon riversò la sua frustrazione per la sconfitta elettorale alle presidenziali del 2020. Lo sfidante, il democratico Joe Biden, era ormai a un passo dalla vittoria in alcuni stati chiave, che gli osservatori credevano dei fortini repubblicani.

Gateway Pundit, il sito web pro-Trump

Invece Biden la spuntò (seppur di misura) e quando ormai lo spettro della sconfitta era più concreto che mai, Trump decise di iniziare la sua personale crociata. Ci fu ad esempio il caso della telefonata al segretario di Stato della Georgia per sollecitare un ricalcolo dei voti. Nelle stesse ore, il suo entourage e i suoi fan iniziarono a gridare allo scandalo e ai brogli elettorali. Tutto culminò con l’assalto al Congresso degli Stati Uniti del 6 gennaio 2021. La pagina più buia della democrazia americana.

Ma quel concentrato di rabbia e aggressività che fine ha fatto? Lo rivela un’inchiesta dell’agenzia Reuters, che rivela le connessioni fra un sito d’informazione pro-Trump e le minacce a coloro che hanno preso parte allo spoglio elettorale. Stiamo parlando di Gateway Pundit, che all’inizio era un semplice blog d’opinione con poche visite. Oggi, invece, con oltre 50 milioni di click al mese, è diventato la stella polare della galassia di sostenitori del tycoon che ancora non accettano la sconfitta.

Tutto è partito con un titolo che si è poi rivelato una fake news: “Migliaia di voti falsi” scoperti a Madison, in Wisconsin. Il dibattito che ne è nato – scrive Reuters – si è fin da subito concentrato sulla ricerca di un “colpevole”. Che per gli utenti del sito di estrema destra hanno identificato con delle iniziali: M.L.W. E cioè Maribeth L. Witzel-Behl, la dipendente della città di Madison che fra i suoi compiti ha anche quello di supervisionare l’andamento delle elezioni.

Disinformazione sui voti falsi alle elezioni

Le sue iniziali compariva infatti sulle schede degli elettori indicati come assenti e per questo da non contare. Secondo il sito, invece, si trattava di preferenze “false” assegnate a Biden. E l’escalation di violenza è iniziata così. Inizialmente verbale, ma con il costante timore che si potesse concretizzare in fatti veri. Basti pensare che uno dei frequentatori di Gateway Pundit in un commento suggeriva perfino quale arma e proiettile utilizzare per ucciderla: un 7,62 millimetri e un fucile d’assalto AK-47.

Ma quello di Witzel-Behl non è l’unico caso simile. L’inchiesta ricostruisce almeno 100 episodi di minacce e insulti indirizzati a 25 pubblici ufficiali che hanno a vario titolo preso parte alle elezioni. È successo ad esempio a Madison e Milwaukee (Wisconsin), Fulton County (Georgia) e Maricopa County (Arizona). Almeno in cinque casi le minacce erano così preoccupanti da aver indotto le vittime a denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine. Tutti i casi sono accomunati dal risentimento dei supporter di Trump per la sconfitta dell’ex presidente.

A Fulton County, addirittura, nel mirino sono finite due donne – madre e figlia – entrambe impegnate nello spoglio. Si tratta di Ruby Freeman e Wandrea Moss, detta Shaye. Dopo che il 14 agosto scorso il blog trumpiano ha pubblicato un articolo sulla loro storia, infatti, entrambe hanno ricevuto pesanti attacchi sul web. Un commentatore, ad esempio, ha scritto: “Queste due donne sono delle traditrici del Paese e vanno appese per il collo finché non muoiono.

Fake news e violenza: il ruolo di Facebook

In totale, Reuters solo quest’anno ha documentato oltre 800 minacce virtuali a ufficiali elettorali. Di queste, secondo gli esperti circa un centinaio potrebbero portare a un’incriminazione a livello federale perché potrebbero tradursi in azioni violente o, nei casi più estremi, mortali. Spesso (nel 10% dei casi), ciò che le accomuna è anche la fonte delle informazioni sulle vittime di queste accuse infondate. Vale a dire Gateway Pundit, che potrebbe così attirare l’attenzione dei federali.

Per il momento, comunque, l’Fbi non ha confermato né smentito di aver aperto un’indagine sul blog filo-Trump. Il Bureau si è limitato a dire che prende in considerazione “ogni minaccia di violenza molto seriamente”. Altro elemento non di poco conto è capire come, in questa circostanza, disinformazione e violenza abbiano serpeggiato liberamente sul web per poi essere amplificate sui social network, catalizzando così l’attenzione di migliaia e migliaia di persone.

Nella sua analisi, Reuters si focalizza principalmente sul ruolo di Facebook. Il social di Mark Zuckerberg già in passato ha dimostrato di avere più di qualche problema nella gestione delle fake news. Anche in questo caso – scrive l’agenzia stampa – non ha saputo porre un freno alla circolazione delle post-verità divulgate da Gateway Pundit, che sulla sua pagina può contare su una solida fanbase di oltre 630mila utenti. I quali, facendo circolare gli articoli falsi del portale di estrema destra, hanno alimentato il fuoco della violenza.


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