Brasile, annullate le condanne all’ex presidente Lula: potrà ricandidarsi

Luiz Inacio Lula da Silva torna eleggibile dopo le condanne per l’inchiesta ‘Lava Jato’, l’equivalente di Tangentopoli in Brasile

Brasile, annullate le condanne all’ex presidente Lula: potrà ricandidarsi
Lula, ex presidente del Brasile
newsby Lorenzo Grossi9 Marzo 2021


Un giudice della Corte suprema del Brasile ha annullato le condanne per corruzione dell’ex presidente del Brasile Lula. Il giudice Edson Fachin ha cancellato le condanne stabilite dal tribunale federale della città di Curitiba. Non aveva la giurisdizione su quei casi e i processi per quelle accuse dovranno essere ripetuti nel tribunale della capitale Brasilia. Lula, quindi, potrà candidarsi alle elezioni presidenziali del 2022 contro l’attuale presidente, Jair Bolsonaro.

L’inchiesta giudiziaria che estromise Lula dalla sfida politica contro Bolsonaro

Lula ha 75 anni ed è stato presidente del Brasile dal 2003 al 2011. È stato leader per molti anni del Partito dei Lavoratori, il principale partito di sinistra brasiliano. Era stato condannato nell’ambito dell’inchiesta ‘Lava Jato’ per aver ricevuto un appartamento come tangente in circostanze legate allo scandalo che negli ultimi anni ha coinvolto Petrobras, la grande azienda petrolifera pubblica del Brasile. Secondo il giudice Fachin, però, le accuse contro Lula non erano strettamente legate alle indagini su Petrobras. E per questo Lula non avrebbe dovuto essere processato a Curitiba, dove era cominciata l’indagine su Petrobras.

Lula era entrato in carcere nel 2018 e, nonostante fosse stato liberato l’anno successivo in attesa che terminassero i ricorsi giudiziari, aveva perso i suoi diritti politici. Tra questi, la possibilità di candidarsi nuovamente per le elezioni presidenziali. La sua popolarità è comunque ancora molto grande in Brasile. Secondo molti osservatori, tra l’altro, se si fosse potuto candidare alle elezioni del 2018 avrebbe facilmente vinto contro l’attuale presidente, Jair Bolsonaro. Il suo processo e la sua condanna, inoltre, erano stati sempre molto discussi, per i molti sospetti che fossero motivati da ragioni politiche. Il principale giudice del tribunale di Curitiba, che poi è diventato anche il ministro della Giustizia del governo Bolsonaro, era stato accusato di aver collaborato con i magistrati che indagavano su Lula per contribuire alla sua condanna.


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