Congo, l’indagine: Attanasio e Iacovacci uccisi durante la fuga

I due italiani sono morti non in un’esecuzione ma colpiti dagli assalitori mentre il carabiniere tentava di portare l’ambasciatore fuori dalla linea di fuoco tra i sequestratori e i ranger, intervenuti immediatamente

Luca Attanasio
Credit: YouTube - Ambassade d'Italie kinshasa
newsby Lorenzo Grossi10 Marzo 2021


L’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci sono stati uccisi nel corso di un intenso conflitto a fuoco dal gruppo che voleva sequestrarli lo scorso 22 febbraio nella Repubblica Democratica del Congo. I testimoni ascoltati dai Ros, su delega del procuratore di Roma Michele Prestipino e dei due pm titolari delle indagini, Sergio Colaiocco e Alberto Pioletti, confermano questa versione dei fatti.

Il carabiniere Iacovacci tentò di salvare l’ambasciatore Attanasio

Tra le persone ascoltate c’è anche Rocco Leone, vicedirettore del Pam in Congo, sopravvissuto all’agguato. La sua testimonianza, nell’ambito della collaborazione con Pam e Onu, è stata raccolta nell’ambasciata di Kinshasa. Leone ha riferito agli inquirenti che il carabiniere è intervenuto per tentate di portare via l’ambasciatore dalla linea del fuoco nella sparatoria tra sequestratori e Rangers intervenuti. A quel punto gli assalitori avrebbero sparato nella direzione dei nostri connazionali.

Il pm indaga anche sui sistemi di sicurezza

Per quanto riguarda il gruppo di assalitori, gli inquirenti italiani vogliono fare luce sulla matrice dell’agguato e sul motivo del sequestro che era stato organizzato. La Procura di Roma ipotizza infatti anche il reato di omicidio colposo, oltre al tentativo di sequestro con finalità di terrorismo, nell’indagine sulla morte dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci. La fattispecie penale, in base a quanto si apprende, è legata alla tranche di accertamenti che punta a chiarire eventuali negligenze sul rispetto dei protocolli Onu e Pam nell’organizzazione della missione del nostro diplomatico nella zona del Parco di Virunga.

In questo ambito, potrebbe risultare preziosa l’analisi del tablet dell’ambasciatore trovato sul fuoristrada su cui viaggiava ed ora in mano agli inquirenti italiani che nei giorni scorsi hanno anche ascoltato la moglie del diplomatico. Chi indaga vuole verificare se ci siano state anomalie nel sistema di comunicazione tra le due strutture nel complesso sistema che regola le attività delle security.


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