Amnesty International chiude i suoi uffici a Hong Kong: ecco perché

Lo annuncia il board dell’organizzazione umanitaria in una nota: “La legge cinese ci impedisce di lavorare liberamente e senza timore di rappresaglie del governo”

Hong Kong, prima condanna con la legge cinese: 9 anni a un cameriere
(Foto archivio Wikimedia Commons)
newsby Alessandro Boldrini25 Ottobre 2021


Amnesty International chiude i suoi due uffici a Hong Kong. Ad annunciarlo è stato lo stesso board dell’organizzazione non governativa per la tutela dei diritti umani in una nota. La decisione è diretta conseguenza della nuova legge sulla sicurezza nazionale che il governo cinese ha imposto sull’ex colonia britannica il 30 giugno 2020. Legge che ha portato a sollevazioni popolari e dure risposte da parte di Pechino.

Amnesty International: stop alle attività entro la fine dell’anno

La sezione locale di Amnesty, che si occupa dell’educazione ai diritti umani nell’area, cesserà la sua attività a partire dal 31 ottobre; mentre l’ufficio regionale – impegnato in operazioni di ricerca e campagne di sostegno nelle regioni dell’Est e Sud-Est asiatico e del Pacifico – chiuderà alla fine del 2021. Le attività continueranno (con ovvie limitazioni) nelle altre sedi regionali dell’Asia Pacifica.

“Questa decisione, presa a malincuore, è stata guidata dalla legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, che ha reso impossibile alle organizzazioni per i diritti umani nella città di lavorare liberamente e senza timore di gravi rappresaglie da parte del governo”, commenta Anjhula Mya Singh Bais, presidente del board di Amnesty.

L’Ong, che conta dieci milioni di sostenitori in tutto il mondo, denuncia infatti “un’intensificazione delle campagne di rimozione delle voci dissidenti da parte delle autorità locali”. In particolare nel mirino ci sono gruppi per la difesa dei diritti umani e organizzazioni sindacali. “Per noi è sempre più difficile continuare a operare in un ambiente così instabile, continua la nota.

Hong Kong, 40 anni di battaglie e conquiste civili

Amnesty International, come ricorda la segretaria generale Agnès Callamard, è presente nell’ex colonia britannica da decenni. In quarant’anni di attività, l’organizzazione si è battuta per l’abolizione della pena di morte a Hong Kong nel 1993; mentre nel 2019 ha contribuito a denunciare pubblicamente le violenze della polizia durante le proteste di massa della popolazione.

“Il clima di repressione e perpetua incertezza creato dalla legge sulla sicurezza nazionale rende impossibile capire quali attività possano portare a delle sanzioni – continua Anjhula Mya Singh Bais –. La legge ha colpito ripetutamente tutte le persone che hanno infastidito le autorità per una serie di ragioni”. Come ad esempio cantare canzoni politiche o parlare dei problemi legati ai diritti umani nelle scuole”.

Dall’entrata in vigore della legge nel giugno 2020, le autorità hanno smantellato “almeno 35 gruppi”, fra cui alcuni dei “sindacati e delle organizzazioni di attivisti più grandi della città. “Sono in arrivo giorni difficili sul fronte dei diritti umani a Hong Kong, ma Amnesty International continuerà a sostenere la popolazione dell’ex colonia, promette Callamard.


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