Fase 3, un’esperienza al ristorante stellato ai tempi del Coronavirus

Il caso di Spazio7 a Torino: "Chi ci sceglie viene da noi per dimenticare il resto"

newsby Sara Iacomussi10 Giugno 2020



“Per i ristoranti stellati forse la situazione è più facile: avendo tavoli già distanziati e utilizzando un servizio di tipo diverso rispetto a chi ha locali con numeri più grandi, il distanziamento in un certo senso è un vantaggio”. A parlare è Emilio Re Rebaudengo, alla guida di Spazio7, ristorante stellato di Torino, che come tutte le attività di ristorazione in Italia ha dovuto compiere un’opera di adattamento alle regole della Fase 3.

“Tanti cambiamenti, ma non dobbiamo trasmettere i nostri problemi al cliente”

“Abbiamo cambiato il piano del ristorante – ha spiegato l’imprenditore, descrivendo le soluzioni proposte dalla sua attività -. Fino all’inizio dell’emergenza era al primo piano, ora al piano terra. Utilizzeremo anche il dehor, benché non abbiamo potuto sfruttarlo appieno in questi giorni a causa del maltempo. Ci sono poi diversi punti per igienizzare le mani e abbiamo cambiato i menu, dando spazio all’iPad al posto di quelli stampati su carta”.

Per Re Rebaudengo l’obiettivo resta la soddisfazione del cliente, nonostante le regole e le restrizioni: “Sicuramente bisognerà essere concentrati, lavorare bene, avere rispetto dei clienti e farli sentire a loro agio, non trasmettere le nostre problematiche. Chi viene da noi lo fa per dimenticare tutto quello che è stato in questi mesi”.

Le altre iniziative del ristorante in tempo di emergenza

Per quel che riguarda le iniziative collaterali del ristorante, il bisogno ha, come si suol dire, stimolato l’ingegno: “Abbiamo deciso di portare ‘Spazio7 a casa tua’, non come cibo da asporto ma con i cuochi che cucinano a casa – racconta Alessandro Mecca, chef del ristorante torinese –, dallo sviluppo del menu alla ricetta, una cena servita come si fosse al ristorante. Spero naturalmente che si possa tornare definitivamente al ristorante, ma questa iniziativa può essere carina per interagire di più con il cliente, perché con i consueti ritmi di lavoro all’interno della cucina di un ristorante è un pochino più difficile”.


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