Clima, lo studio contro le multinazionali: “Aiutano solo sulla carta”

L'impegno garantito da 25 tra le più ricche (e inquinanti) multinazionali del Pianeta per salvare il clima non è sufficiente: la ricerca spiega cosa manca

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newsby Marco Enzo Venturini16 Febbraio 2022


Il mondo si sta dando da fare per salvare il clima planetario e ridurre le emissioni di gas serra, a ogni livello. L’impegno è degli Stati, che si sono riuniti a Glasgow per la Cop 26 nello scorso novembre. Ma riguarda anche singoli cittadini e soprattutto le grandi aziende. Peccato che, secondo un importante studio di settore, queste ultime sembrino presentare un impegno solo di facciata.

Cosa si è deciso di fare per salvare il clima del mondo

L’accordo di Parigi sul clima, in tal senso, parla chiaro. Si punta ad abbattere entro il 2030 il rilascio di anidride carbonica nell’atmosfera del 45% rispetto al 2010. Entro il 2050, invece, si deve arrivare all’ambizioso traguardo delle zero emissioni nette. Una missione che buona parte delle multinazionali del Pianeta ha detto di voler sposare, essendosi anzi già iniziate a muovere in tal senso.

Eppure non sembra essere esattamente così. Questa è la denuncia presentata dal ‘New Climate Institute’, un’organizzazione tedesca che promuove azioni contro il surriscaldamento globale. Ebbene, l’istituto sostiene che diverse multinazionali stiano promuovendo obiettivi a favore del clima che in realtà sono tali solo su carta.

Multinazionali al lavoro per l’ambiente: ma non basta

Lo studio riguarda ben 25 multinazionali che si sono impegnate ad azzerare le loro emissioni. Si tratta di aziende dai ricavi complessivi di oltre 3 mila miliardi di dollari, ma che soprattutto incidono pesantemente sul clima mondiale. Da sole, infatti, erano nel 2019 la causa del 5% delle emissioni globali. Eppure, in base a quanto si è mosso finora, la riduzione dei gas serra che potranno attuare nei tempi indicati non potrà superare il 40%. Indipendentemente dalle promesse.

Il punteggio massimo assegnato dal ‘New Climate Institute’ è quello della “alta integrità“, e nessuna delle multinazionali in esame è riuscita a conquistarlo. Chi risulta essere più amica del clima è quindi la danese Maersk, che ha ottenuto il secondo livello, quello della cosiddetta “ragionevole integrità“. Non troppo distanti Apple, Sony e Vodafone, mentre le altre 21 rientrano tutte sotto la “bassa o molto bassa integrità“. Tanto più che si limitano a concentrarsi sul rimboschimento e sulla cattura del carbonio. Misure sì importanti, ma non sufficienti.

Per poter aiutare concretamente il clima, infatti, non sono sufficienti misure cosiddette di compensazione. Fondamentale, insomma, non sarà tanto la cattura del carbonio ma proprio la riduzione del suo utilizzo.


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