Caro energia, il piano dell’Italia per dire addio al gas russo: la mappa dell’import

Il Governo punta a diversificare le fonti d’importazione per diminuire l’impatto del caro energia sui consumatori finali

Caro energia gas
Foto Wikimedia Commons | Raysonho
newsby Alessandro Boldrini21 Aprile 2022


Il Governo italiano studia delle misure per contenere l’impatto sui consumatori del caro energia. Ma anche per risolvere il problema della dipendenza dal gas russo, che l’esecutivo ha già iniziato a ridurre diversificando i canali d’importazione delle risorse.

Com’è noto, infatti, il 46% del gas naturale in Europa proviene proprio dalla Russia, con un incremento di circa il 10% negli ultimi vent’anni. Il Ministero della Transizione ecologica ha stimato in 24-30 mesi la possibilità per l’Italia di sganciarsi dalle forniture russe. Motivo per cui, in queste settimane, esponenti di Governo e manager sono impegnati in una serie di missioni diplomatiche volte a stringere o rafforzare le partnership commerciali ed energetiche fra l’Italia e alcuni Paesi. Vediamo quali sono.

Caro energia: più import da Algeria, Angola, Congo e Qatar

Un primo cambio di passo c’è già stato. A febbraio, infatti, l’Algeria è diventato il primo fornitore di gas del nostro Paese – al quale è collegato grazie al gasdotto Transmed –, superando così la Russia (in terza posizione troviamo l’Azerbaigian).

Roberto Cingolani caro energia
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Novità frutto di una missione del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che pochi giorni dopo l’invasione dell’Ucraina è volato ad Algeri per incontrare il suo omologo Ramtane Lamamra. Presenti al tavolo delle trattative anche l’a.d. di Eni, Claudio Descalzi, e i vertici del colosso pubblico algerino degli idrocarburi Sonatrach. Incontro replicato il 12 aprile, che questa volta ha visto la partecipazione del premier Mario Draghi e del presidente dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune. La missione diplomatica ha portato alla firma di una dichiarazione d’intenti sulla cooperazione bilaterale nel settore dell’energia.

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Missioni analoghe riguardano poi la Repubblica del Congo e l’Angola. Di Maio e Descalzi hanno già viaggiato in entrambi i Paesi nella prima metà di marzo incontrando il presidente congolese Denis Sassou Nguesso e il ministro del Petrolio, risorse naturali e gas di Luanda, Diamantino Azevedo. Tra ieri e oggi, 20 e 21 aprile, al secondo round di colloqui avrebbe dovuto partecipare anche Draghi, assente a causa Covid. Al suo posto si è ripresentato il titolare della Farnesina insieme al ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani (nella foto sopra).

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Sullo sfondo rimane infine il Qatar, che nel 2021 era il terzo fornitore con 7,28 miliardi di metri cubi dietro a Russia (28,2) e Algeria (21,2). Il 16 marzo in Senato, parlando del caro energia, il ministro Cingolani aveva detto che con Doha si è discusso in particolare “un miglior utilizzo dei terminali” italiani. Che, per il ministro, potrebbero essere impiegati “anche nei periodi dell’anno in cui tipicamente non sono utilizzati, con un incremento possibile di circa sei miliardi di metri cubi l’anno.


Al centro dell’agenda politica, comunque, rimangono la “massimizzazione di utilizzo dei terminali di gas naturale liquido e “l’incremento delle importazioni di gas algerino”. Ma anche “dell’import sull’infrastruttura Trans Adriatic Pipeline, ovvero il gasdotto che parte dalla frontiera greco-turca, attraversa Grecia e Albania e approda in Italia sulla costa adriatica della provincia di Lecce. Secondo Cingolani, il Tap “si può aumentare di 1,5 miliardi di metri cubi all’anno in tempi abbastanza rapidi; a patto di avere volumi aggiuntivi dall’Azerbaigian.


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