Artissima torna a Torino: “Ecco com’è cambiata l’arte contemporanea con il Covid”

Ilaria Bonacossa, direttrice della kermesse dell'arte contemporanea di Torino iniziata oggi: "Non è cambiato nulla ed è cambiato tutto"

newsby Sara Iacomussi5 Novembre 2021



Artissima è la principale fiera d’arte contemporanea in Italia ed è iniziata quest’oggi a Torino. Sin dalla sua fondazione, nel 1994, unisce la presenza nel mercato internazionale a una grande attenzione per la sperimentazione e la ricerca.
In aggiunta all’esposizione fieristica, alla quale partecipano ogni anno gallerie da tutto il mondo, ci sono tre sezioni artistiche dirette da board di curatori e direttori di musei internazionali, dedicate agli artisti emergenti (Present Future), al disegno (Disegni) e alla riscoperta dei grandi pionieri dell’arte contemporanea (Back to the Future). Dal 2020 le tre sezioni curate sono ospitate virtualmente sulla piattaforma digitale Artissima XYZ.

Ilaria Bonacossa: “L’arte contemporanea è in crescita”

Dell’edizione 2021 della kermesse ha parlato Ilaria Bonacossa, direttrice di Artissima: “E’ super emozionante. C’è un’energia fantastica: essere tutti di nuovo insieme all’Oval a vedere l’arte contemporanea. Parliamo di 150 gallerie da 37 paesi, progetti speciali come la parte, sia fisica, che digitale, delle sezioni curate su XYZ, e l’indagine dell’arte contemporanea nel subcontinente indiano“, le sue parole.

E ancora: “Sicuramente nell’arte contemporanea è tornata una voglia di metterci la faccia e non è più una corsa a fare le fiere o le mostre tanto per farle. Le gallerie hanno davvero studiato gli stand nei dettagli. Un sacco di artisti sono venuti a vedere il loro lavoro è davvero un un rapporto più umano, più sentito con anche quello che si fa“.

Con la pandemia di Covid-19, anche il mondo dell’arte contemporanea ha subito dei cambiamenti: “Non è cambiato nulla e allo stesso tempo è cambiato tutto. Una cosa nuova è che la fiera vanta una grandissima quantità di lavori prodotti Nel 2020 e nel 2021. In questi due anni gli artisti hanno realizzato molto perché sono stati fermi. Non hanno avuto molte occasioni, non hanno fatto cataloghi e hanno lavorato molto da soli. A casa o in studio hanno iniziato a lavorare usando le loro mani quindi si vedono tornare la ceramica, i ricami, le opere tessili, le sculture e, ovviamente, tanta pittura. Rallentando il tempo si è potuto davvero entrare meglio nei progetti, andare a scoprire le cose più interessanti e più di qualità“, ha concluso Bonacossa.


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