Walter Tobagi, il ricordo della moglie: “Era l’espressione di quello che era”

A 40 anni dall’assassinio, Milano rende omaggio a Walter Tobagi, il giornalista del Corriere della Sera ucciso dalla Brigata XVIII Marzo il 28 maggio 1980

newsby Antonio Lopopolo28 Maggio 2020



A quarant’anni dall’assassinio del giornalista del Corriere della Sera, Walter Tobagi, ucciso a Milano il 28 maggio 1980 dalle Brigata XVIII Marzo, c’è stata una commemorazione in via Salaino alla presenza del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che lo ha ricordato anche nel suo consueto video quotidiano. “Tutti noi milanesi dobbiamo sentirci come lui. Era un giornalista meraviglioso e nel nostro piccolo dobbiamo sentirci capaci di trarre insegnamento da questi modelli, dobbiamo spenderci per difendere i nostri valori”. Il ricordo della moglie Maristella: “Era l’espressione di quello che era”.

La moglie di Tobagi: “Aveva una modalità di approccio unica con le persone”

“Nella relazione con le persone aveva un enorme rispetto e una modalità di approccio unica in un’epoca piena di tensioni. Aveva anche una grande capacità di ascolto, che utilizzava per riuscire a dialogare con i suoi interlocutori. Una capacità che ora si sta perdendo”, racconta la moglie, lanciando un messaggio diretto ai giovani e ricordando l’importanza delle interazioni sociali, “che devono essere costruttive non distruttive”.

L’omaggio di Sergio Mattarella

Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto dedicare un omaggio al giornalista Walter Tobagi nel giorno in cui ricorrono i 40 anni dall’omicidio e per farlo ha scelto proprio le pagine del giornale di Via Solferino. “Walter Tobagi fu ucciso barbaramente perché rappresentava ciò che i brigatisti negavano e volevano cancellare. Era un giornalista libero che indagava la realtà oltre gli stereotipi e pregiudizi, e i terroristi non tolleravano narrazioni diverse da quelle del loro schematismo ideologico”, scrivere Mattarella ricordando il coraggio e l’autorevolezza di Tobagi. “A trentatré anni aveva già dimostrato straordinarie capacità, era leader sindacale dei giornalisti lombardi, aveva al suo attivo studi, saggi storici, indagini di carattere sociale e culturale”. E, ancora ricorda che “è stato ucciso in quei mesi, in cui altri uomini dello Stato, altri eroi civili, cadevano a Milano e in tutta Italia per fedeltà a quei principi di convivenza che la Mitologia rivoluzionaria, le trame eversive, le organizzazioni criminali di diversa natura volevano colpire”.


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