Violenze tra i giovani, l’esperto: “Non fanno sesso”

Luigi Zoja, psicoanalista e sociologo, racconta in un’intervista esclusiva a Newsby cosa scatena la ferocia degli adolescenti, in particolar modo a Milano

Violenze tra i giovani, l’esperto: “Non fanno sesso”
Luigi Zoja. Foto tratta dal Festival della Mente 2020
newsby Lorenzo Grossi3 Febbraio 2022


Aprendo i quotidiani negli ultimi mesi non si può non notare come le violenze e le risse tra i giovani, soprattutto a Milano, siano in netto aumento. Ma come mai gli adolescenti tendono a essere così fuori controllo? È perché proprio nel capoluogo lombardo? Lo spiega molto bene Luigi Zoja, psicoanalista e sociologo, in un’intervista rilasciata a Newsby.

La sorpresa nell’assistere a Milano come luogo in cui vanno in scena le violenze e le risse tra i giovani

Professore, come mai assistiamo a così tanta violenza tra gli adolescenti?

«Uno dei motivi è abbastanza concreto: le forze dell’ordine sono esauste, hanno tanto da fare e riescono meno nei loro compiti tradizionali. Del resto leggevo proprio recentemente come il crimine sia aumentato negli ultimi 30 anni. E con la pandemia c’è stata una risalita».

Cosa caratterizza questa escalation di violenza, che scaturisce poi con gli scontri con le forze dell’ordine?

«Come tendenza di fondo, sul lungo periodo, c’è il cosiddetto ‘tribalismo’. La tendenza di una formazione di gruppi che seguono quello che è il ‘Lucignolo’ della situazione. Anche tra i minorenni. E questo si registrava già prima della pandemia. È una tendenza che va avanti da un paio di generazioni. Poi probabilmente, per i più giovani, c’è stata anche una maggiore difficoltà di controllo rispetto alle restrizioni dovute al Covid».

Quello che colpisce è che le violenze e le risse tra i giovani si registrino soprattutto a Milano.

«È la città degli aperitivi. E da quando i giovani possono di nuovo farli dopo il lockdown, c’è stato un effetto compensazione (o un’illusione) del rifarsi del tempo perso: preferiscono fare un aperitivo di più piuttosto che uno in meno. Diciamo che il tasso alcolico incide in questo senso».

Eppure Milano è sempre stata considerata un ‘gioiellino’ in materia di ordine pubblico. I fatti degli ultimi giorni smentiscono questa vulgata?

«In parte sì. Gli anni della pandemia hanno sorpreso molto: Roma, Napoli o Palermo hanno seguito certe volte con più disciplina le disposizioni sanitarie. L’identità di Milano cambia continuamente: non è stabile ed è difficile prevederla. È un po’ come New York. Lo sosteneva già il sociologo inglese John Foot nel libro “Milano dopo il miracolo”. La caratteristica del capoluogo lombardo è quella di essere un po’ più ‘avanti’ rispetto ad altre città, più europea: quindi è un ricettacolo di novità, ma anche in senso negativo. Quando ero giovane io era la sede della cultura: le case editrici erano tutte là. Poi sono arrivate la televisione commerciale, la pubblicità e la moda; molto più legate all’effimero e che esistono solo in funzione di continuare a inventarsi novità. Dalla stabilità all’effimero. Questa è la caratteristica di Milano».

I dati che giungono dagli Usa sono inequivocabili: c’è un crollo della sessualità

Si tratta quindi una questione generazionale?

«Tra i giovani, in generale, assistiamo a un elemento abbastanza inedito sia tra l’opinione pubblica sia anche tra gli psicoterapeuti: un crollo della sessualità. Una tendenza che va avanti dall’inizio del secolo, confermata da tutti i dati. Un’attività che spesso viene sostituita dai videogame di combattimenti, che riprendono slancio. Quindi sono in diminuzione i canali di attività o di sfogo più tradizionali. Quelli che compiono più trasgressioni sono prevalentemente maschi, con un po’ di ragazze che, nel branco, gli vanno dietro. Lo sfogo più tradizionale, quello erotico, è in diminuzione per un 20enne. Sono tutti troppo schizzati e non hanno un rapporto liscio e sereno con i propri istinti».

Ma è un trend che riguarda solo l’Italia?

«No. Lo si nota soprattutto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. È impressionante come tutti i dati lo confermino. Sarà il terzo decennio in cui va avanti questa tendenza. I dati veri e più netti arrivano dagli Usa: il Centers for Disease Control and Prevention in qualche modo si “rallegra” di tale fenomeno».

Perché?

«I ragazzi non s’incontrano più e si vedono solamente attraverso gli schermi. E quindi, un tipico problema delle classi più basse americane, delle minoranze di colore, ovvero le gravidanze indesiderate delle adolescenti (che certamente è una piaga sociale), è crollato. Perché questi si scambiano le foto di sé stessi nudi, ma in questo modo ovviamente non mettono a disposizione il proprio corpo come quello più diretto».

Quindi non si può ridurre la violenza esclusivamente alla pandemia?

«È tutto in subbuglio: magari recedono queste trasgressioni. Non mi meraviglio che questo fenomeno sia transitorio con il superamento della pandemia. Però è un fatto che, col secolo nuovo, l’età del primo rapporto sessuale scenda e la quantità tra i minorenni sia in diminuzione. Da un lato è confortante, perché non ci sono certi inconvenienti. Dall’altro, però, è indice di un disturbo dell’Io corporeo. E, di certo, non è perché che ci sono divieti che succede tutto questo».


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