Vaccinati e No-Vax, quando il senso civico e morale manca a tutti

Lo spettacolo indecoroso cui stiamo assistendo scinde dalla scelta di sottoporsi o meno al vaccino e trova linfa nell'intolleranza e la frustrazione proprie della nostra società

newsby Andrea Eusebio30 Luglio 2021


La spaccatura tra i favorevoli al vaccino anti-Covid e gli scettici sta assumendo nelle ultime ore i contorni di una guerra ideologica alimentata da alcune dichiarazioni “forti”, se così possiamo definirle, tradotte con intolleranza e discriminazione da questo o quell’altro schieramento.

Eppure, come ormai noto sin dalle prime sperimentazioni, vaccinarsi resta una scelta, peraltro corroborata da un impianto costituzionale che tutela, anzi, la libertà decisionale del cittadino; perché, dunque, stiamo assistendo all’inasprimento dei toni e a fenomeni di discriminazione sempre più frequenti nelle nostre città?

Dalle parole di Draghi alle piazze: il caos in pochi giorni

Suo malgrado, a inaugurare un lungo strascico di polemiche e proteste, è stato proprio Mario Draghi. Il solitamente schivo e mediaticamente asciutto Presidente del Consiglio, ha questa volta innescato la miccia delle piazze con poche ma chiarissime parole. “Invito tutti gli italiani a vaccinarsi e a farlo subito – ha detto, aggiungendo poi -. L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire.
Le dichiarazioni del premier hanno immediatamente scatenato reazioni di massa all’interno dell’opinione pubblica: la prima, una corsa alla prenotazione del vaccino mai così massiva, con alcune regioni che hanno segnato fino al 6000% in più di adesioni (come nel caso del Friuli Venezia Giulia); la seconda, veemente, la repentina discesa in campo dei cittadini contrari all’obbligo vaccinale.

La grande caciara No-Vax

La prima città a battere i colpi della protesta è stata Torino. Nella serata di venerdì 23 luglio, infatti, i torinesi che si oppongono all’obbligatorietà del vaccino anti-Covid e alle strette sul green pass, si sono radunati in Piazza Castello dando vita a una manifestazione cui hanno partecipato, stando alle stime, più di duemila persone al motto di “No paura day”, sulla scia di quanto accaduto pochi giorni prima quando, nella Francia rigidissima sul certificato verde, in strada erano scesi 114mila cittadini.

Al di là dei motivi che hanno scatenato la protesta nel capoluogo piemontese, sui quali è doveroso approfondire, ciò che è saltato immediatamente all’occhio è stato il disordine con cui i duemila torinesi hanno manifestato: molte poche mascherine indossate, distanziamento sociale tutt’altro che rispettato, cori a squarciagola dalla critica facile, ma vuota. Insomma, molta fatica ad entrare nel merito delle polemiche nonostante la presenza e l’appoggio di alcuni affermati intellettuali (ad esempio il docente Ugo Mattei, peraltro candidato sindaco proprio di Torino alle prossime amministrative).
Un atteggiamento, quello del “No paura day”,  degno preludio alla vera e propria caciara inscenata nel sabato di protesta in svariate piazze d’Italia.

Dal “No paura day” al “No green pass”: piazze piene, ma vuote…

Il sabato di protesta ha avuto luogo da Milano a Roma, da Torino a Bologna, e poi Genova, Lecce, Messina e Cremona, segno di come siano in molti a condividere uno scetticismo verso gli obblighi che il governo sta vagliando di istituire in queste ore.
Un dissenso, tuttavia, nuovamente incanalato come peggio non si poteva, con contestazioni sfociate nell’opposizione meramente politica cui tanto siamo abituati, nel fanatismo becero, nel complottismo spiccio, nell’ormai abituale insofferenza verso i giornalisti, presi ormai costantemente di mira e aggrediti quasi come fossero loro (noi) gli autori dei provvedimenti tanto criticati.

Un vero e proprio carnevale, nel quale hanno inevitabilmente trovato posto i fascisti di Casapound – pronti a intercettare qualsiasi forma di dissenso popolare per infilarcisi con le loro effigi -, i gilet arancioni, i negazionisti del virus, e chi più ne ha più ne metta.

Con quali argomentazioni, impossibile saperlo.

Con un assist simile, il cosiddetto mainstream ha impiegato pochissimo a derubricare le proteste a “follia No-Vax”, e quand’anche qualche programma televisivo o rinomato quotidiano ha provato a guardare oltre agli slogan e alle aggressioni, è stato altrettanto facile giudicare “confusi spaventati e solitari” il resto dei manifestanti (è aggressione anche questa, sottile e subdola, ma lo è).
Un autogol, più che un successo.

Vaccini, ma è davvero tutto così chiaro?

Eppure, a ben vedere, qualche motivo di riflessione tutta questa grande storia pandemica lo fornisce, eccome; così come ci sarebbero occasioni di confronti chiari e pacati su un vaccino, nato con tempistiche inedite per la Scienza, con l’obiettivo di tamponare una pandemia distruttiva per l’intera popolazione mondiale.

Il fatto stesso che i governi stiano lasciando ai cittadini l’opportunità di decidere ognuno per sé, che le Costituzioni pongano paletti importantissimi sulle opportunità di prendere provvedimenti da parte degli esecutivi, che gli uomini delle istituzioni stiano facendo appelli a un senso civico e morale più che a un dovere prettamente sanitario, offre spunti di approfondimento che sarebbe buona cosa proporre con le dovute modalità, proprio per impedire il divampare di un qualunquismo ospite sgradito in un momento così delicato per il pianeta.

L’errore di Mario Draghi

Provando a restare lucidi e a non lasciarsi trascinare dalle proprie personali convinzioni, tentiamo dunque di analizzare quanto è stato annunciato da esperti, addetti ai lavori e, soprattutto, decisori, raffrontandolo con i fatti cui, proprio in queste ore, stiamo assistendo.

Della fermezza con cui Draghi si è espresso in quella famosa conferenza stampa di “lancio” del green pass italiano abbiamo già detto, così come dell’obiettivo che si poneva il nostro Primo Ministro.
Le rapide evoluzioni dei dati statistici, tuttavia, rendono oggi le affermazioni dell’inquilino di Palazzo Chigi quantomeno rivedibili: “Il green pass – ha dichiarato – è una misura con i quali i cittadini possono continuare a svolgere attività con la garanzia di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose. Contrariamente al suo aplomb, Draghi ha osato non poco durante il suo tentativo di argomentare le ragioni del green pass –  che ancora vive del confronto all’interno della maggioranza – con un effetto boomerang che, obiettivamente, si è rivelato nei giorni successivi.

Il primo dato, infatti, che ha scosso l’opinione pubblica, è quello divulgato dal Ministero della Sanità israeliano (fra i primi ad attuare un piano vaccinale massivo): “Con la variante Delta – dice lo studio – l’efficacia del vaccino Pfizer crolla da sopra il 90% a circa il 40%. Tanto che Israele ha immediatamente inaugurato, primo al mondo, il terzo richiamo di dose Pfizer per gli over60.
La seconda, importante, rivelazione è arrivata, nelle ultime ore, dagli Stati Uniti, dove Anthony Fauci – consigliere per la Casa Bianca e tra i più assidui sostenitori del vaccino – ha ammesso che con la variante Delta anche i vaccinati presentano un elevato tasso di contagiosità, praticamente al pari di chi non è vaccinato.

Due rilevazioni che, vien da sé, lasciano molte perplessità su quella “garanzia” sbandierata da Draghi. Senza contare che, come ormai tutti sappiamo, in Italia il green pass viene rilasciato, per 48 ore, anche davanti all’esito negativo di un tampone molecolare (PCR). Quella stessa persona è, però, potenzialmente contagiosa (può avere maturato trasmissibilità del virus nelle ore successive al tampone), così come può essere infettata da un vaccinato. Perché dunque parlare di garanzia?

Sia chiaro: non è obiettivo di questo articolo, né di chi vi scrive, avvalorare le tesi di questa o quell’altra porzione di popolazione rispettivamente a favore del vaccino o contro, quanto piuttosto sottolineare la legittimità di alcuni interrogativi e, soprattutto, la potenza del linguaggio, mai cosi bistrattato ma, allo stesso modo, mai così importante.

L’odio che corre non è solo No-Vax

Il linguaggio, questo strumento potentissimo e così spesso sciaguratamente vilipeso.
E’ con il linguaggio, infatti, che parte dei cittadini e degli organi di stampa categorizzano una fascia di popolazione scettica nel calderone dei No-Vax, rifiutando di valutare lo scetticismo, le insicurezze, le domande, che tanta gente si pone, preferendo svilire l’ “avversario” affibbiandogli un’etichetta impropria ma appoggiata dalla maggioranza del momento.

E’ con il linguaggio che questi stessi manifestanti rinunciano ad esprimere un pensiero di senso compiuto, che certifichi un disagio e non lasci pensare a convinzioni aprioristiche, frutto di teorie mai dimostrate, in cui il complottismo trova lauto spazio fino a far uscire dalle bocche solamente pochi, inutili, insulti.
In un momento di difficoltà planetaria, come detto, tanti invocano l’arte della persuasione, ma pochi sanno quanto questa dipenda da un ingrediente fondamentale, magari meno nobile e sicuramente desueto: la capacità di ascolto.

E allora è lì, nei torrenti della rabbia e della frustrazione, che scorre l’odio (altra parola quanto mai inflazionata, denunciata da tutti e combattuta da nessuno), che si insinua in ogni dove: fra i frustrati oppositori all’obbligatorietà – sia essa vaccinale o relativa al certificato verde – incapaci di canalizzare la loro voce; fra i sostenitori del vaccino e delle limitazioni per chi è contrario, tronfi dell’appoggio delle istituzioni ma in sofferenza quando si tratta di entrare nel merito della questione.

Il caso di Castione: l’intolleranza prende corpo

Succede, quindi, di imbattersi in un apparentemente innocuo cartello appeso a una finestra di un appartamento in affitto di una piccola località montana bergamasca, Castione: 4mila anime, aria buona, Passo della Presolana da una parte e Lago d’Iseo dall’altra. La pace.
Proprio in questa pace, però, a ben guardare quel cartello, ciò che balza all’occhio è una disponibilità dell’abitazione riservata sì ai forestieri, purché privi di animali al seguito e vaccinati, o meglio, che non siano “No Vax”.
C’è tutto e niente in quel cartello.
C’è la paura, tanta, di incorrere nel virus. Comprensibile, vera, tangibile, tanto da prendere carta e pennarello e metterla nero su bianco, quella paura.
C’è, però, anche intolleranza, nel momento in cui, contattato dalla nostra redazione, il proprietario di quell’appartamento utilizza quell’etichetta – No-Vax – per indicare chiunque non si sia sottoposto al vaccino (indipendentemente dalle ragioni), arrivando a paragonarlo a un animale, sbandierando la legittimità di una scelta accordatagli dalla proprietà dell’abitazione stessa.


Niente di più vero: ognuno a casa sua può fare ciò che gli pare.
Ma, di nuovo, quanto pesa il linguaggio utilizzato? Quanto, nel momento in cui si esce dai propri confini con poche parole di inchiostro su un foglio di carta ben esposto, si sta rispondendo di ciò che accade nelle proprie quattro mura e quanto, invece, si partecipa a una mattanza comunicativa che non giova a nessuno?
Il fuoco dell’intolleranza, d’altro canto, è sempre lì fuori, e a volte non occorre una folata di vento per dargli vigore, basta un alito di respiro.

La responsabilità di chi decide per sé

Nel tanto intimato senso civico e morale, dunque, sarebbe bello che i cittadini trovassero occasione per assumersi – davvero – le responsabilità di scelte, pensieri, convinzioni e decisioni, senza per forza, o almeno come prima istanza, dover rispondere per gli altri. Opzione, evidentemente, che non ci riesce così bene e che, pertanto, suggerisce di partire dalle basi, senza fregiarsi dei gradi di maestri di vita.
La somministrazione del vaccino, infatti, oltre a essere regolata – come detto – anche da alcuni paletti inseriti nella nostra Costituzione, ha implicazioni e derivazioni non così chiare come tanti possono pensare.

La riflessione non riguarda semplicemente la fiducia nella Scienza (quando è la Scienza stessa che mai come in questa fase, e giustamente, prende le distanze da conclusioni assolutistiche), nelle istituzioni (alle prese con un tema inedito e delicato) o nei meri conteggi da bollettino giornaliero; così come non può essere ricondotta al negazionismo privo di ragioni, alle accuse verso “i potenti”, a un anticonformismo che è edificante sventolare.

Il green pass, per intenderci, non è inutile se il legislatore spiega in maniera chiara e argomentata che esso risulta funzionale ad identificare luoghi frequentati da persone la cui maggioranza è a basso rischio ospedalizzazione e bassissimo rischio di contrarre il Covid-19, esclusa la variante Delta. Parlare di “garanzia di luoghi privi di contagio” equivale a indicare location Covid-free, un’utopistica menzogna che genera inevitabili reazioni nell’opinione pubblica.

Allo stesso modo, sarebbe di interesse pubblico approfondire, ad esempio, il tema delle terapie domiciliari, mai  davvero menzionate in questi mesi, o delle cosiddette reazioni avverse: lo sapete che l’EMA (sì, proprio l’agenzia europea per il farmaco) mette a disposizione dati e studi su patologie, disturbi e decessi dovuti ai farmaci, vaccini compresi? Perchè non parlarne allora, sottolineando comunque la bassissima percentuale rispetto all’enorme numero di dosi somministrate?
Sono solo pochi esempi di un tema infinitamente ampio.

Stiamo rinunciando a tutto questo, a un confronto per una volta realmente costruttivo e civile, accontentandoci di assistere, come al solito, alle bordate lanciate dagli scranni delle tribune televisive e dalle provocazioni, sempre più irriverenti e offensive, che si leggono su giornali e social network.

Siamo dunque sicuri di voler cercare il senso civico e morale in un’iniezione?


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