Torino, rabbia Gigafactory: “Auto, quale futuro? Scriveremo a Draghi”

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Usciamo con la decisione di scrivere una lettera al Governo per parlare del sistema Torino e Piemonte, ma in un contesto nazionale. Bisogna capire quale sarà il futuro dell’auto. L’idea principale del sindacato è che non possiamo farci sfogliare come una margherita“. Così Edi Lazzi, segretario Fiom Torino, dopo l’incontro in Comune con la sindaca Appendino, il governatore Cirio e i sindacati sulla Gigafactory che non verrà più fatta sotto la Mole.

I sindacati: “Governo abbia idea per tutto il Paese”

Dobbiamo avere un’idea complessiva. Ce la deve avere il Governo per l’intero Paese, partendo da un ragionamento su una zona che in questi anni ha pagato il prezzo più alto – ha aggiunto Lazzi –. Pensiamo che su Torino si debba investire. Serve un futuro complessivo industriale dell’auto. Qual è la missione produttiva? Noi siamo un luogo in cui facciamo auto da 120 anni. Anche per le imprese è conveniente venire da noi“.

Ci battiamo per avere un futuro complessivo industriale basato sull’auto – ha spiegato ancora –. Io ricordo che a Torino non ci sono solo gli operai, ma anche gli impiegati. Mirafiori ha 14 mila addetti, di cui 7 mila impiegati. Bisogna capire anche cosa succede a loro. Perché le sovrapposizioni con Stellantis ci sono necessariamente. Noi siamo interessati a capire quali siano le missioni produttiva, di ingegnerizzazione e di progettazione“.

“Torino tradita? Sicuramente aspettative non concretizzate”

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Abbiamo commentato la situazione. Il dispiacere per la decisione di stabilire la Gigafactory a Termoli. Scriveremo al Governo per avere un piano condiviso di politiche industriali per il Piemonte“. Queste invece le parole di Corrado Alberto, presidente di Api Torino, dopo l’incontro in Comune con la sindaca Appendino, il governatore Cirio e i sindacati sulla Gigafactory che non verrà più fatta sotto la Mole.

Per ora il dialogo è con la parte politica. Poi ovvio ci si augura che Stellantis possa saturare il più possibile gli impianti sul nostro territorio, per i lavoratori e le imprese. C’è preoccupazione, soprattutto necessità di elaborare una strategia. Torino tradita? Sicuramente c’era un’aspettativa che non si è concretizzata“, ha concluso Alberto.

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