Russia, 15 anni di carcere per chi parla di “guerra”: la decisione Rai

Medesima, dolorosa decisione per Bbc, Cbs, Cnn e Bloomberg: "Necessario per sicurezza giornalisti in Russia e libera informazione", spiega la Rai

Censura di Stato in Russia: carcere per chi parla di guerra
Foto | Pixabay | geralt
newsby Marco Enzo Venturini5 Marzo 2022


Niente più servizi della Rai dalla Russia. A comunicarlo è la stessa società del servizio pubblico radiotelevisivo in Italia. Si tratta di una conseguenza della nuova normativa varata a Mosca, e che non riguarda solo i nostri media. Che però, a propria volta, si vedono costretti ad adeguarsi.

Il comunicato della Rai

In seguito all’approvazione della normativa che prevede forti pene detentive per la pubblicazione di notizie ritenute false dalle autorità, a partire da oggi la Rai sospende i servizi giornalistici dei propri inviati e corrispondenti dalla Federazione Russa“. Questo il comunicato stampa emesso da Viale Mazzini nella giornata di sabato.

La Rai spiega poi più nel dettaglio i motivi di tale decisione. “La misura si rende necessaria al fine di tutelare la sicurezza dei giornalisti sul posto e la massima libertà nell’informazione relativa al Paese. Le notizie su quanto accade nella Federazione Russa verranno per il momento fornite sulla base di una pluralità di fonti da giornalisti dell’Azienda in servizio in Paesi vicini e nelle redazioni centrali in Italia“, aggiunge il documento.

Russia: la legge contro la libera informazione

Nelle scorse ore, il Parlamento della Russia aveva approvato una legge per direttissima, dalle conseguenze molto pesanti per l’informazione. Le due Camere hanno infatti stabilito fino a 15 anni di carcere per chi diffonda “informazioni false sulle forze armate“. Dove per “false” si intende non conformi alla versione ufficiale del Cremlino.

Le prime conseguenze sono state la scomparsa di Facebook e Twitter dalla Russia. Quindi emittenti di grande fama e prestigio come Bbc, Cbs, Cnn e Bloomberg hanno deciso di sospendere le attività dei propri corrispondenti. La motivazione è sempre la stessa: “La loro sicurezza è a rischio“. Ora anche la Rai si vede costretta ad adeguarsi alla situazione. E a non poter raccontare la guerra, termine peraltro “proibito” dal Comitato statale per l’editoria e i mezzi di comunicazione a Mosca.


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