Pranzo di Natale, il 10% degli italiani lo trascorrerà in solitudine

Si tratta di una cifra insolitamente alta rispetto agli anni passati, probabilmente dovuta al paura del contagio

Pranzo di Natale in solitudine
Albero di Natale (Pixabay)
newsby Linda Pedraglio25 Dicembre 2021


Con l’arrivo della variante Omicron, il sospirato ritorno alla normalità è ancora lontano. Anche quest’anno, si prospetta un Natale decisamente sobrio, con tavoli ben distanziati, mascherine tra una portata e l’altra, corsa al tampone della vigilia e timore per la rapida crescita dei contagi. Secondo un’indagine condotta dal CNA Agroalimentare, il 10% degli italiani non festeggerà per nulla. Si tratta di una cifra insolitamente alta rispetto agli anni passati. Sindrome del Grinch? Difficile a dirsi con certezza, ma la causa sembra piuttosto essere la paura del contagio.

Festeggiare il Natale in tempo di pandemia

Tra chi è a caccia di tamponi per riunirsi serenamente con i propri cari per Natale, a chi è costretto a esibire il green pass per sedere a tavola della nonna, come succede a Palau, il Natale al tempo della pandemia pone nuove incognite sull’andamento dei contagi durante le feste. Ma, nonostante timori e dubbi, la maggior parte degli italiani non ha intenzione di rinunciare al tradizionale pranzo di Natale, che batte il cenone della Vigilia. Oltre il 52% degli italiani opta, infatti, per un pranzo con le persone care nel giorno di Natale. Mentre soltanto il 38% imbandirà anche il cenone della Vigilia, preferibilmente di magro.

Il pranzo di Natale batte il cenone della Vigilia

A preferire il pranzo sono le donne (53 per cento contro il 41 per cento segnato dagli uomini), i più giovani (la fascia tra i 18 e i 34 anni) e i residenti al Nord. A questi dati, si aggiunge il 66 per cento degli abitanti del Triveneto e il 57 dei residenti nelle aree dell’ex triangolo industriale. Viceversa, il cenone è più gradito dagli uomini (40 per cento a fronte del 35 per cento di donne), dalla fascia di età tra i 35 e i 54 anni, e dai residenti al Sud (52 per cento) nelle Isole maggiori (47 per cento) e nel Centro Italia (44 per cento).


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