La Via Crucis neutrale divide: l’Ucraina non vuole portare la croce con i russi

La proposta del Vaticano e di Papa Francesco di far portare la croce a due famiglie, una ucraina e l’altra russa, ha suscitato parecchie polemiche

La basilica di San Pietro
Foto Pixabay | SteenJepsen
newsby Alessandro Bolzani13 Aprile 2022


Quest’anno la tradizionale processione del Venerdì Santo al Colosseo, la Via Crucis, avrà un sapore diverso dal solito. Nelle intenzioni del Vaticano dovrebbe rappresentare un momento di unione tra due popoli divisi dalla guerra, un’occasione per riflettere sulle atrocità del conflitto e cercare rifugio nella preghiera. È con questo spirito che Papa Francesco ha proposto di far portare la croce a delle donne di due famiglie, una russa e una ucraina, durante la 13esima stazione della Via Crucis, quella in cui Gesù è deposto dalla croce. L’idea, nata con le migliori intenzioni, è stato però accolta con parecchie polemiche e giudicata “inopportuna” da più fronti.

Andrii Yurash, l’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede ha scritto su Twitter di condividere e comprendere la preoccupazione generale in Ucraina e in altre comunità sulla proposta di mettere insieme le donne ucraine e russe a portare la Croce durante la Via Crucis. “Ora stiamo lavorando sulla questione cercando di spiegare le difficoltà della sua realizzazione e le possibili conseguenze”.

Per l’arcivescovo di Kiev la proposta è “inopportuna” e “ambigua”

Anche Sviatoslav Shevchuk, l’arcivescovo di Kiev, ha contestato la proposta del Vaticano e di Papa Francesco. “Considero l’idea di far portare la croce a una famiglia ucraina e a una russa inopportuna e ambigua perché non tiene conto del contesto di aggressione militare russa contro l’Ucraina”. Negli ultimi giorni numerosi fedeli, residenti sia in Ucraina che all’estero, hanno chiesto all’arcivescovo di trasmettere alla Santa Sede l’indignazione e il rifiuto per la proposta del Santo Padre per la Via Crucis.

Shevchuk ha sottolineato che “per i greco-cattolici dell’Ucraina, i testi e i gesti della tredicesima stazione di questa Via Crucis sono incomprensibili e persino offensivi, soprattutto in vista di nuovi attacchi delle truppe russe contro le nostre città e villaggi. So anche che i nostri fratelli cattolici del rito latino condividono con noi questi pensieri e preoccupazioni”. L’arcivescovo ha aggiunto che molti ecclesiastici ucraini sono convinti che i gesti di riconciliazione tra il popolo ucraino e quello russo saranno possibili solo a guerra conclusa.

La meditazione per la tredicesima stazione della Via Crucis

Ecco il testo della meditazione che la famiglia ucraina e quella russa dovrebbero leggere durante la tredicesima stazione della Via Crucis: “La morte intorno. La vita che sembra perdere di valore. Tutto cambia in pochi secondi. L’esistenza, le giornate, la spensieratezza della neve d’inverno, l’andare a prendere i bambini a scuola, il lavoro, gli abbracci, le amicizie… tutto. Tutto perde improvvisamente valore.

Dove sei Signore? Dove ti sei nascosto? Vogliamo la nostra vita di prima. Perché tutto questo? Quale colpa abbiamo commesso? Perché ci hai abbandonato? Perché hai abbandonato i nostri popoli? Perché hai spaccato in questo modo le nostre famiglie? Perché non abbiamo più la voglia di sognare e di vivere? Perché le nostre terre sono diventate tenebrose come il Golgota?

Le lacrime sono finite. La rabbia ha lasciato il passo alla rassegnazione. Sappiamo che Tu ci ami, Signore, ma non lo sentiamo questo amore e questa cosa ci fa impazzire. Ci svegliamo al mattino e per qualche secondo siamo felici, ma poi ci ricordiamo subito quanto sarà difficile riconciliarci. Signore dove sei? Parla nel silenzio della morte e della divisione ed insegnaci a fare pace, ad essere fratelli e sorelle, a ricostruire ciò che le bombe avrebbero voluto annientare“.


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