Isola del Giglio, la caccia al muflone è un caso: scontro fra Parco e ambientalisti

Il prossimo 22 novembre inizierà l'attività di caccia al muflone che dovrebbe portare all'azzeramento della popolazione al Giglio

Foto Wikimedia Commons | Jörg Hempel CC BY-SA 3.0 de
newsby Francesco Lucivero19 Novembre 2021


Avrà inizio lunedì 22 novembre, tra le polemiche, la caccia al muflone sul territorio dell’Isola del Giglio, nell’Arcipelago toscano. La decisione di eliminare la specie dal territorio dell’Isola per “preservare la biodiversità e le specie autoctone”, almeno stando a quanto dichiara l’ente Parco dell’Arcipelago Toscano, non piace affatto agli animalisti, né a parte degli abitanti stessi, che hanno anche lanciato iniziative per evitare che l’animale scompaia dall’Isola. Ma perché si è deciso di eliminare dall’ecosistema del Parco questo animale? Vediamo insieme le ragioni di entrambe le parti.

L’ente Parco: “Necessario tutelare biodiversità”

La ragione principale di chi ha disposto l’apertura della caccia è presto detta: il muflone, animale tipico dell’Europa centro-orientale nonché di alcune zone di Francia, Spagna e Italia (Sardegna soprattutto), non è una specie autoctona ma è stato importato nell’Arcipelago toscano. L’anno dello “sbarco” dei primi mufloni al Giglio è il 1955. A deciderne l’inserimento furono degli studiosi dell’ente precursore dell’Ispra (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Gli esemplari introdotti, in particolare, furono sette.

L’obiettivo era preservare una specie vulnerabile, studiandone i comportamenti in un ambiente ridotto e controllato. Da allora, però, la popolazione dei mufloni è cresciuta tanto da convincere l’ente Parco a prendere la decisione di azzerare la loro presenza, perché la loro natura ‘alloctona’ minaccerebbe l’ecosistema locale. Il piano LIFE Let’s Go Giglio, in cui è compresa l’attività di caccia, è già partito con il trasferimento di una dozzina di mufloni verso luoghi aperti per il recupero degli animali selvatici. Altri cinque, invece, sono stati prima catturati e poi, dopo aver fatto indossare loro un radiocollare, rilasciati. L’obiettivo, in questo senso, è quello di individuare più facilmente gli esemplari da abbattere.

Secondo quanto riportato da La Nazione, anche il Comune di Isola del Giglio, attraverso la risposta del sindaco Sergio Ortelli a un’interrogazione consiliare, si è espresso a favore della decisione dell’ente Parco. Benché la stessa istituzione comunale non abbia potere decisionale in tal senso.

Gli animalisti e gli agricoltori: “La specie non crea alcun danno”

A contrastare la decisione del Parco ci sono le associazioni animaliste e gli agricoltori del posto. Già da diversi mesi, realtà come ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) e LAV (Lega Anti Vivisezione) si erano espresse contro la decisione dell’ente. “I mufloni sono insediati al Giglio oramai da tempo immemorescrivevano già nel mese di marzo -. Tanto che sono diventati parte dell’ambiente dell’Isola, riconosciuti anche dagli stessi cittadini come componente oramai irrinunciabile. Non è quindi accettabile definirli ‘alloctoni’ e sterminarli con questo pretesto. Oltretutto con costi enormi che ricadono sulle spalle di tutti i cittadini”.

“Il progetto LIFE Let’s go Giglio è infatti finanziato con circa un milione e seicentomila euro di fondi europei e nazionali. Una cifra enorme che potrebbe essere spesa per ben altri fini invece che per uccidere quaranta mufloni. Animali che oramai vivono in simbiosi con l’ambiente del Giglio che li ospita”.

Più recentemente, cinquanta agricoltori dell’Isola del Giglio hanno sottoscritto una petizione in cui imploravano all’ente Parco di cambiare idea: per loro i mufloni non recano danno alle coltivazioni, né agli allevamenti locali. Il tentativo in extremis, però, sembra inutile: da lunedì la controversa caccia prenderà il via.


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