Galli, l’annuncio del virologo: “Vado in pensione, ma resto in trincea”

Il primario di Malattie infettive del Sacco lascerà il lavoro tra 40 giorni: "Ricorderò il Covid, ma anche il dramma Aids. Pandemia? Fino a primavera"

Covid, Galli: “Servono chiusure per tre-quattro settimane”
newsby Marco Enzo Venturini16 Settembre 2021


Massimo Galli va in pensione. Lo ha annunciato in tv, ai microfoni di Myrta Merlino su La7, a ‘L’Aria che tira’. “Non voglio andare in pensione, ma a 70 anni uno va a casa. Sono i miei ultimi 40 giorni come primario“, ha spiegato il futuro ex primario di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano. Che in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ è andato al cuore della sua decisione.

Galli, non solo Covid: “Ripenso ai morti di Aids”

Non abbandono la trincea – ha però garantito Galli –. Noi medici, assieme ai magistrati, siamo quel genere di persone che non vorrebbero mai andare. Però a Milano si dice: ‘Zucche e meloni alla loro stagione’. E dietro di me c’è chi merita di prendere questo posto. Il mio mestiere impone di indossare la corazza. Ma questa pandemia lascia cicatrici. Ci sono lutti difficili da dimenticare“.

Galli ha quindi ripassato mentalmente in rassegna il dramma del Covid, spiegando però di aver dovuto affrontare anche altre piaghe nel corso della sua lunga carriera. “Sicuramente difficile, ma se rivivo la galleria dei ritratti dei lutti, mi tornano in mente tanti amici che ho visto morire di Aids. Gran parte della mia vita professionale l’ho passata a cercare una cura che frenasse quella malattia“, ha ricordato.

L’attacco ai medici in tv e le prospettive per il futuro

Inevitabile, però, tornare sul delicato tema della pandemia. E Galli ha indicato quando a suo giudizio il Covid sarà finalmente messo alle spalle: “Penso che verrà derubricato. Anthony Fauci parla della prossima primavera. Ma serve non perdere il ritmo della campagna vaccinale. E da questo punto di vista devo dire che in Italia abbiamo fatto meglio di tanti altri“.

Infine un’altra riflessione, quella sul presenzialismo in televisione di medici, primari e non solo in televisione. “La moda dei virologi mi fa arrabbiare. Sono come molti colleghi invitato in continuazione in tv. Ma il committente è la gente. Per quell’enorme necessità di informazione e di dibattito in materia. Non siamo noi a reclamare spazi. E comunque per il mio futuro spero di no, ma temo di sì“, ha concluso Galli. Che, in pensione, si dedicherà a scrivere: “La mia passione per la storia delle epidemie mi porterà ad approfondire un grande libro. E ho anche un romanzo nel cassetto“.


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