Coronavirus, mancata zona rossa:
il Cts la propose per la Val Seriana

Pubblicato lo stralcio del verbale del 3 marzo che comprendeva l’invito al Governo, dopo la crescita impetuosa dei contagi che era stata comunicata dalla Regione Lombardia: “Alto rischio a Nembro e ad Alzano”

Coronavirus, mancata zona rossa: il Cts la propose per la Val Seriana
Coronavirus, mancata zona rossa: il Cts la propose per la Val Seriana
newsby Lorenzo Grossi7 Agosto 2020


Il 3 marzo scorso, quando il Coronavirus è già esploso in Lombardia con tutta la sua violenza, il Comitato tecnico scientifico nazionale, convocato per fronteggiare l’epidemia, proponeva “di adottare le opportune misure restrittive già adottate nei comuni della zona rossa anche in questi due Comuni al fine di limitare la diffusione dell’infezione nelle aree contigue”. I due comuni di cui si parla nel verbale pubblicato dall’Eco di Bergamo sono Alzano Lombardo e Nembro. L’invito era rivolto al Governo, dopo la crescita impetuosa dei contagi comunicata dalla Regione Lombardia all’Istituto Superiore della Sanità.

Che cosa successe a marzo con la mancata zona rossa

Due giorni dopo, arrivarono in provincia di Bergamo 250 tra poliziotti, carabinieri e finanzieri, pronti a ‘sigillare’ i confini dei due Comuni della Val Seriana. Alla fine, però, non sono mai entrati in azione. “I due comuni”, sottolineavano gli esperti nel documento, “si trovano in stretta prossimità di Bergamo e hanno una popolazione rispettivamente di 13.639 e 11.522 abitanti. Ciascuno dei due paesi”, si legge ancora nel verbale, “ha fatto registrare attualmente oltre 20 casi, con molta probabilità ascrivibili ad un’unica catena di trasmissione. Ne risulta pertanto che l’R0 (indice di contagio, ndr) è sicuramente superiore a 1, il che costituisce un indicatore di alto rischio di un’ulteriore diffusione del contagio”. Dopo avere esposto queste considerazioni, il ‘suggerimento’ degli esperti era quello di “adottare le opportune misure restrittive” a Nembro e Alzano con la zona rossa già istituita nel Lodigiano. Misure che però non scatteranno.

Il documento è diventato pubblico dopo una richiesta di accesso agli atti del consigliere regionale lombardo di Azione Niccolò Carretta. Nella giornata di giovedì 6 agosto, dopo la decisione della Presidenza del Consiglio dei Ministri di desecretare cinque verbali redatti dal Comitato tecnico scientifico, i documenti erano stato pubblicati sul sito internet della Fondazione Luigi Einaudi, che aveva poi auspicato che l’esecutivo autonomamente tutti gli altri verbali del Comitato tecnico scientifico.


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