Che fine ha fatto Sputnik? E perché lo Spallanzani è nel mirino della critica?

Una collaborazione di ricerca sul Covid e il vaccino russo è al centro di sospetti e accuse, che (per ora) sono ancora senza riscontri

L'Istituto Spallanzani di Roma
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newsby Lorenzo Grossi4 Aprile 2022


Un anno fa circa, quando la campagna vaccinale non aveva ancora impresso un’accelerazione decisiva in Italia, spesso veniva chiamato in soccorso Sputnik. Considerato la panacea di tutti i mali (quasi letteralmente), stante la scarsità di dosi di Pfizer e AstraZeneca in quel momento, l’utilizzo del vaccino russo anche nel nostro Paese veniva chiesto a gran voce da diversi esponenti politici. A livello trasversale.

Non solo Matteo Salvini e Giorgia Meloni, infatti; ma anche Vincenzo De Luca era uno dei promotori di questa iniziativa, nonostante non fosse ancora arrivato il via libera dell’Ema. Il presidente della Regione Campania annunciò la stipula di un contratto di fornitura con l’azienda che produsse Sputnik V. “Si tratta di un vaccino aggiuntivo, oltre a quelli trattati dall’Ue”, disse De Luca il 26 marzo 2021. Dopo un anno, torna in auge la questione del vaccino russo. E per di più viene tirato in ballo l’Istituto Spallanzani. Come mai? Cerchiamo di fare chiarezza.

Che cosa prevedeva l’accordo firmato dallo Spallanzani sullo Sputnik

L’8 aprile 2021 venne firmato un accordo tra l’Istituto Spallanzani di Roma e l’Istituto Gamaleja di Mosca, entrambi importanti centri per lo studio delle malattie infettive. Il patto prevedeva uno “scambio di conoscenze” nell’ambito delle ricerche sul Covid e sui vaccini che meglio avrebbero potuto contrastarlo. Lo Spallanzani avrebbe condiviso con i ricercatori russi i dati sui pazienti malati di Covid, mentre i russi avrebbero dovuto fornire i dati sul vaccino Sputnik V, sviluppato proprio nei laboratori del Centro nazionale di ricerca epidemiologica e microbiologica intitolato all’accademico onorario Nikolaj Fedorovic Gamaleja.

Su alcuni quotidiani è stato espresso il timore che i ricercatori russi abbiano avuto accesso a banche dati con informazioni sensibili. Allo Spallanzani, infatti, sono conservati i dati delle banche biologiche dell’Unione Europea per gli agenti virali e si studiano eventuali vaccini contro le armi biologiche.

Il vaccino russo ha ‘penalizzato’ il ReiThera

Il giornale Repubblica ha avanzato il sospetto che i ricercatori russi abbiano avuto accesso alla totalità della banca dati dello Spallanzani. Quei dati sono condivisi con gli altri paesi aderenti alla Nato. Non esiste però nessun riscontro a questa teoria, che è stata smentita dagli interessati. Non c’è stata, tra l’altro, alcuna relazione ufficiale sul lavoro svolto dagli scienziati russi in Italia. Né sembra esistere una corrispondenza ufficiale.

L’altro sospetto, che è finito nelle ricostruzioni di alcuni quotidiani, è che in qualche modo sia stato spinto il vaccino russo a discapito dello studio su quello italiano, il ReiThera. La sua sperimentazione fu bloccata dalla Corte dei conti con la motivazione di “assenza di un valido e sufficiente investimento produttivo”. Il direttore generale e direttore sanitario dello Spallanzani, Francesco Vaia, ha risposto così. “Lo Spallanzani non ha mai effettuato sperimentazioni sul vaccino Sputnik V, né abbiamo provato a farlo approvare saltando le normali procedure. Non siamo la scorciatoia di nessuno. Lo Spallanzani non ha mai abbandonato il vaccino di ReiThera per concentrarsi su Sputnik V. Sono stati due percorsi di ricerca totalmente distinti. E se non siamo andati mai a Mosca, come previsto, è per la recrudescenza dell’epidemia e i nostri impegni assistenziali”.

La replica dell’assessore alla Sanità della Regione Lazio

La Stampa ha scritto di un’ulteriore accusa su cui però (anche in questo caso) non risultato al momento riscontri. Dalla Russia sarebbe arrivata un’offerta da 250mila euro a un alto dirigente dello Spallanzani. Non si sa però per cosa. Il dirigente avrebbe rifiutato e avvertito l’intelligence italiana. Anche su questo Vaia ha risposto. “So che non fu sporta alcuna denuncia. Ove emergessero elementi anche di solo sospetto, non esiterei ad intraprendere tutte le azioni legali a tutela dell’Istituto”.

Alessio D’Amato, assessore alla sanità del Lazio, tra i principali sponsor della collaborazione tra Spallanzani e Gamaleja e considerato un possibile futuro candidato per il Partito Democratico alla Regione, ha affermato ieri in un comunicato. “Ho appena ricevuto una lettera aperta firmata da tutti i capi Dipartimento, dalla Direzione scientifica, dai primari, i dirigenti sanitari e amministrativi dell’Istituto Spallanzani che rigettano in toto interpretazioni fuorvianti che in questi giorni stanno circolando a mezzo stampa su presunte spy story. Io stesso ho avuto nel pomeriggio un colloquio con la massima autorità per la sicurezza della Repubblica che conferma la totale fiducia nel più importante Istituto di Malattie Infettive italiano e che nulla di concreto sussiste rispetto ad alcune ricostruzioni giornalistiche”.


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