Caso camici, trovato il lotto non consegnato nella sede di Dama

La Guardia di Finanza ha sequestrato 25mila camici, parte dei 75mila previsti dall'accordo con la Centrale acquisti della Lombardia

Caso camici, Fontana
newsby Francesco Lucivero29 Luglio 2020


I riscontri sul materiale sequestrato dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza nella sede di Dama Spa hanno portato a una prima conferma: i 25mila camici trovati corrispondono alla partita non consegnata alla Regione Lombardia dall’azienda il cui amministratore delegato è Andrea Dini, cognato del governatore della Lombardia Attilio Fontana. Lo riporta l’Ansa. I camici sequestrati sono adesso custoditi, come corpo del reato, in un magazzino a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Si tratta dei camici mancanti della fornitura di Dama alla Regione

Il materiale sequestrato corrisponde, quindi, al lotto non consegnato della fornitura di 75mila camici ad Aria, Centrale d’acquisto della Regione Lombardia, che l’azienda che detiene il marchio Paul&Shark ha trasformato poi in donazione a causa del conflitto di interessi che ha scatenato la polemica a livello politico, soprattutto dopo l’inchiesta in mertito della trasmissione televisiva Report.

Fontana e Dini risultano entrambi tra gli indagati dalla Procura di Milano per frode in pubblica fornitura. Il governatore della Regione Lombardia si era difeso davanti al Consiglio in un lungo intervento nella giornata di lunedì, sostenendo che l’idea di non corrispondere pagamenti per evitare polemiche fosse arrivata ben prima dell’indagine dei reporter Rai.

Non solo i camici sotto sequestro

L’Ansa ha inoltre confermato che la Guardia di Finanza è rimasta fino all’una di notte nella sede della Dama Spa. Oltre ai camici, le Fiamme Gialle hanno sequestrato anche documenti contabili dell’azienda e la corrispondenza in entrata e in uscita fra Dini, gli uffici della Centrale acquisiti regionale, e la Regione stessa.

Dopo aver completato ogni accertamento che garantisca in modo definitivo che i camici sequestrati facciano parte del lotto non consegnato alla Regione e che Dini ha tentato, senza riuscirci, di rivendere, i pubblici ministeri hanno detto di essere disposti a dissequestrare il materiale qualora si decidesse di donarli per fare fronte all’emergenza coronavirus.


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