Attivisti per il clima, tra manifestazioni in strada e disagi per i cittadini

7 attivisti del gruppo Ultima Generazione, sostenuto da Extinction Rebellion, hanno bloccato nei giorni scorsi diverse strade ad alto scorrimento nella capitale, come il Grande Raccordo Anulare. È stata l’ottava volta che gli attivisti per l’ambiente hanno bloccato una strada a Roma negli ultimi 10 giorni.

La reazione degli automobilisti romani

I blocchi hanno avuto una durata limitata, massimo due ore, con la polizia che è presto intervenuta per allontanare gli attivisti.
L’ultima volta però, la reazione degli automobilisti non è stata così comprensiva. I volontari di Ultima generazione hanno infatti affermato di essere stati schiaffeggiati, presi a calci e sputi da automobilisti arrabbiati dopo essersi radunati lungo il viadotto della Maglianella sull’autostrada A90.
Mi espongo al pericolo e all’incertezza perché sono consapevole del pericolo che stiamo correndo per l’umanità ha raccontato Peter, uno dei sette attivisti.

Cosa vogliono gli attivisti di Extinction Rebellion

È la prima volta che gli attivisti per il clima italiani usano il metodo del blocco stradale per sensibilizzare l’opinione pubblica sul cambiamento climatico. Una mossa che punta a dare visibilità anche alla prima causa civile portata avanti contro il governo italiano per non aver affrontato adeguatamente la crisi climatica.

I querelanti vogliono che il tribunale civile di Roma ordini al governo di adottare politiche climatiche più ambiziose. Come la riduzione delle emissioni di carbonio del 92% entro il 2030. Nel 2019, l’Italia aveva stabilito invece un obiettivo del 33% per la riduzione delle emissioni di carbonio entro il 2030 .

Siamo un piccolo gruppo di persone ma ripeteremo questa azione fino a quando la nostra richiesta non sarà accettata. Chiediamo anche un incontro con Mario Draghi e altri ministri. Lo scopo dell’incontro è chiedere loro perché il governo lasci i cittadini italiani senza alcuna strategia per affrontare la crisi climatica” ha affermato Beatrice Costantino, portavoce di Last Generation.

Costantino ha affermato che le promesse del governo finora erano solo “greenwashing”. “Vogliono dare l’impressione che stanno pensando al problema, ma in realtà non è abbastanza“, ha detto.

Gli effetti del cambiamento climatico in Italia

L’Italia è particolarmente vulnerabile agli effetti del cambiamento climatico. Lo scioglimento dei ghiacciai del Paese sta accelerando, mentre gli eventi meteorologici estremi sono sempre più frequenti.

L’Italia ha subito una lunga ondata di caldo quest’estate, con una città della Sicilia che si ritiene abbia battuto il record europeo per la temperatura più alta registrata – 48,8 ° C – ad agosto. L’ondata di caldo ha anche aggravato gli incendi, soprattutto nel sud Italia.

L’Italia è un vero e proprio hotspot climatico“, ha affermato Costantino. “Il 2021 è stato un anno negativo anche per l’agricoltura italiana: abbiamo perso una frutta su quattro e quasi l’80% delle olive“.

Il punto di intraprendere un’azione dirompente è far sì che le persone siano d’accordo con la causa. Alcuni piloti hanno mostrato il loro sostegno“, ha detto Costantino. “Non stiamo cercando di essere amati dalle persone, ma di parlare dei problemi“.

Attivismo ambientale, un fenomeno (ancora) di nicchia

L’attivismo ambientale esiste da diversi anni, legato soprattutto alle azioni spesso spettacolarizzate di Greenpeace. Eppure soltanto nell’ultimo anno e mezzo se ne è iniziato a parlare in maniera più rilevante a livello mediatico e sociale. Un certo merito è sicuramente da attribuire ad attivisti quali Greta Thunberg, portavoce del Fridays for Future, un movimento che ha riunito nella strade centinaia di migliaia di giovani in tutto il mondo.

Ma nello stesso periodo sono fiorite anche altre realtà attiviste, tra le quali spicca il gruppo londinese degli Extinction Rebellion, che ad oggi si è espanso in diversi altri paesi e che fa dell’eterogeneità e dell’inclusività il suo punto di forza.

Nonostante la crescente consapevolezza nei confronti della crisi climatica, gli attivisti che scendono in piazza vengono ancora visti dalla maggior parte delle persone come un fenomeno di nicchia. Da guardare con un certo distacco, non certo da applaudire con ammirazione.

Perché si svolgono azioni per il clima ( e perché non vengono capite)

È importante sottolineare come le azioni di questi gruppi siano esclusivamente non-violente e si basino sulla forma di lotta della disobbedienza civile. Iniziative pacifiche ma con impatto disturbativo che possono comportare arresti e denunce per gli attivisti.
Lo scopo di un’azione dimostrativa, non è principalmente quella di infastidire, ma di far riflettere.
Più un’azione riesce ad essere incisiva, e a far parlare di sé, più riuscirà a smuovere le coscienze delle persone.

I cartelloni affissi su banche, multinazionali petrolifere o realtà aziendali, hanno lo scopo di puntare i riflettori su una problematica che viene avvertita come urgente.

Il problema è che, l’obiettivo finale di questo genere di azioni, ovvero sensibilizzare sulla crisi climatica bloccando il traffico,  rischia di passare in secondo piano, quando va a creare un disagio, non ad aziende e multinazionali ma ai cittadini.

Che, se stanno andando al lavoro, o hanno un’urgenza, difficilmente vedranno lo scopo nobile di un’azione, ma ne percepiranno solo i risvolti negativi. Portando in questo caso gli automobilisti a reagire con la violenza ad un’azione pacifica.

 

 

 

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