Coronavirus, Ulivieri: “Ripresa Serie A? Ha ragione Spadafora”

"Lo stop non sarebbe la morte del calcio italiano" ha commentato il presidente dell'Associazione italiana allenatori di calcio

Renzo Ulivieri
newsby Andrea Corti30 Aprile 2020


Renzo Ulivieri, presidente dell’Associazione italiana allenatori di calcio, è convinto della bontà delle decisioni che saranno prese dal governo in materia di ripresa degli eventi sportivi, in particolare del campionato di calcio di Serie A. “Credo che quanto abbia detto il ministro Spadafora sia giusto – ha dichiarato l’allenatore toscano -. Dobbiamo sottostare a quanto dice il governo, cui spetta l’ultima valutazione sui protocolli e ogni disposizione in tema di salute. Tutte le parti continueranno a confrontarsi, ma l’ultima parola spetta al governo”.

“Difficile fare previsioni”

Ulivieri ha confermato la volontà di ripartire, sempre tenendo prima conto dei pareri degli esperti: “Ottimista? Non lo so, ogni giorno le cose cambiano, è difficile fare previsioni. La nostra volontà è quella di proseguire, a patto che ci siano le condizioni. Non possiamo rischiare la salute non solo di chi scende in campo, ma anche di tutti coloro i quali partecipano all’evento. Non dobbiamo neanche mettere a rischio la popolarità dello sport. Il governo deve ascoltare quello che dicono le autorità sanitarie e agire di conseguenza, se agisse su valutazioni politiche sarebbe un errore”.

“Sarà un calcio diverso”

Per l’ex tecnico, tra gli altri, di Bologna, Napoli, Cagliari e Torino, la situazione è pesante ma non determinerà la “morte” del calcio italiano: “Assolutamente no. Sarà un calcio diverso, spero che riparta coi principii giusti. Per il futuro dobbiamo, ribadisco, ascoltare con attenzione quello che ci dicono i medici. Non dobbiamo forzare la mano a nessuno, è un discorso che va oltre il calcio e lo sport, dobbiamo pensare alla salute”.

Ulivieri ha anche commentato il lavoro del presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina: “Sta facendo delle scelte coordinandosi con tutte le componenti, senza titubanze. Noi come allenatori ci mettiamo a disposizione: certo, ci sono interessi di molti tipi, non ultimi quelli economici, ma le decisioni alla fine non spettano a noi”.


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