Plastica monouso al bando in Italia: cosa cambia, sanzioni ed eccezioni

Niente più plastica monouso, non biodegradabile e non compostabile. Tutto quello che c'è da sapere sulla nuova norma

Inghilterra pronta a bandire posate e piatti in plastica
Foto Unsplash | Volodymyr Hryshchenko
newsby Francesco Lucivero14 Gennaio 2022


Quella di venerdì 14 gennaio 2022 è una giornata storica per l’ambiente, almeno sul territorio italiano. Da oggi, infatti, la vendita di plastica monouso è messa al bando, come previsto dal decreto legislativo 196 dell’8 novembre 2021. La norma recepisce la direttiva Ue “Sup” (Single-use plastic, traduzione letterale di plastica monouso), risalente al 2019. L’obiettivo è quello di porre un freno all’impatto negativo che la plastica non riciclata ha sull’ambiente, come ormai ampiamente dimostrato dagli esperti nel corso degli anni.

Stop alla plastica monouso: cosa non vedremo più

Non tutta la plastica, dunque, è messa al bando. Chi vorrà produrre e immettere sul mercato piatti e bicchieri in plastica, bastoncini per la pulizia delle orecchie, cannucce, aste per il sostegno di palloncini, contenitori per alimenti e bevande in polistirene espanso (compresi tappi e coperchi) e attrezzi da pesca dovrà però utilizzare materiali riutilizzabili, compostabili o biodegradabili.

La stretta riguarda, tra l’altro, anche la plastica cosiddetta ‘oxo-degradabile’. Si tratta, nello specifico, di materia plastica che contiene additivi che, tramite ossidazione, provocano la riduzione della materia plastica in micro frammenti.

Sanzioni ed eccezioni

Le multe per chi contravverrà alle nuove orme sono piuttosto pesanti. Il decreto legislativo, infatti, dispone che chiunque immetta sul mercato plastica monouso sia punito con una sanzione amministrativa che va da un minimo di 2.500 a un massimo di 25mila euro. La norma, però, consente allo stesso tempo a negozianti, produttori ed esercenti di esaurire le scorte in possesso. Per farlo, dovranno provare formalmente che la data di immissione sul mercato degli oggetti in questione è precedente al 14 gennaio 2022.

Le aziende che facevano ampio uso dei materiali da oggi banditi potranno richiedere agevolazioni sotto forma di credito di imposta per ridurre l’impatto economico negativo. Nello specifico, avranno a disposizione un massimale di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024.

Il Ministero della Transizione ecologica ha fissato per l’inizio del 2023 il periodo entro il quale dare le indicazioni definitive sull’utilizzo della plastica a gestori di distributoridi alimenti, bevande e acqua. Formirà inoltre i criteri ambientali minimi alle produzioni cinematografiche e televisive per l’organizzazione di eventi.

Le criticità sottolineate da Greenpeace e Legambiente

Le associazioni ambientaliste, però, non hanno mancato di far notare difetti e criticità della norma in vigore da oggi. Per Greenpeace, infatti, “la direttiva offriva l’opportunità di andare oltre il monouso e la semplice sostituzione di un materiale con un altro, promuovendo soluzioni basate sul riutilizzo. L’Italia, invece, conferma ancora una volta di avere un approccio miope che favorisce solo una finta transizione ecologica”.

Critica anche la posizione di Legambiente: “In queste ultime settimane stanno comparendo prodotti in plastica molto simili a quelli monouso ma ‘riutilizzabili’ per un numero limitato di volte, come indicato nelle confezioni. Un modo, a nostro avviso, per aggirare il bando e che porta, paradossalmente, a un incremento dell’utilizzo di plastica“.


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