Coronavirus, il ‘lockdown’ frena lo smog: in India si vede l’Himalaya

Gli abitanti del Punjab hanno dichiarato di aver visto per la prima volta in 30 anni le cime dell'Himalaya, grazie alle limitazioni per l'emergenza Coronavirus

Monte Everest, Himalaya
Monte Everest, Himalaya
newsby Francesco Lucivero9 Aprile 2020


Uno degli effetti secondari del cosiddetto ‘lockdown’, l’isolamento forzato per contenere l’emergenza Coronavirus, è l’impatto positivo sull’ambiente. La riduzione degli spostamenti ha infatti ridotto lo smog, regalando almeno da questo punto di vista un po’ di ottimismo in giro per il mondo. Una testimonianza significativa arriva dall’India, dove per la prima volta in 30 anni gli abitanti dello stato del Punjab possono ammirare le cime dell’Himalaya, la catena montuosa più alta al mondo.

I dati ufficiali e le foto

Il Dipartimento di controllo dell’inquinamento indiano ha effettuato un’analisi della qualità dell’aria nel Paese a partire dal 22 marzo, giorno in cui è iniziato il blocco a livello nazionale per contrastare il Coronavirus. L’analisi ha mostrato miglioramenti significativi in 85 città. “La qualità dell’aria ha mostrato miglioramenti sin dal primo giorno, passando poi da un indice AQI di 115 a 75 nel giro di altri tre giorni” hanno dichiarato i ricercatori.

Diversi abitanti del distretto di Jalandhar, nel Punjab, hanno mostrato attraverso scatti pubblicati sui social le cime delle montagne innevate. Molti di loro hanno confermato come da ben 30 anni non fosse più stato possibile a causa del vertiginoso aumento dello smog.

L’inquinamento in India: un problema grave

L’India conta circa un miliardo e 300mila abitanti. L’area metropolitana della sua capitale, Nuova Delhi, è uno di luoghi più inquinati al mondo secondo i ricercatori scientifici. In particolare la zona di Ghaziabad, non molto lontana da Nuova Delhi, è stata classificata la più inquinata al mondo del 2019, con una concentrazione altissima di polveri sottili PM 2.5. Il valore di queste ultime si attesta a 110.2.

Le PM 2.5, polveri il cui diametro non supera i 2.5 micrometri, sono considerate particolarmente dannose per gli esseri viventi. Sono sufficientemente piccole per sfuggire a normali sistemi di protezione (come le classiche mascherine) e penetrano facilmente nei polmoni e nel sistema cardiovascolare. I dati sulla loro riduzione fanno riflettere gli esperti, che invitano a rivedere le abitudini dei singoli quando l’emergenza sarà conclusa.


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