Ambiente: le foreste rinascono con Vaia, un amplificatore per smartphone

Federico Stefani spiega l’idea: "Il progetto di Vaia è nato in questo nostro momento di difficoltà: l’emergenza Coronavirus c’impone un modello di sostenibilità per il futuro"

Progetto Vaia
Progetto Vaia
newsby Andrea Corti12 Maggio 2020


Federico Stefani, insieme a Giuseppe Milan e Paolo Addamo, ha dato vita alla startup Vaia, che ha realizzato e commercializzato degli altoparlanti passivi ricavati dagli alberi abbattuti dall’omonima tempesta nell’ottobre 2018. “La tempesta Vaia ha abbattuto con la sua forza 42 milioni di alberi, per un danno di 4 miliardi di euro. Un intero ecosistema che è stato spazzato via in una notte. Io sono trentino e vivo in quelle zone. Ero stato profondamente scosso da quanto era successo e ho pensato di riutilizzare quegli alberi che erano caduti. Così ho chiamato due miei carissimi amici dell’Università, chiedendo loro di mettersi in gioco e hanno subito sposato questa causa”.

“Ogni ‘Vaia Cube’ è unico e speciale e racconta la ferita del territorio”

“L’idea nata è quella di amplificare il suono della natura”, dice Stefani, “e di tutto quello che è successo: raccontiamo alla gente la storia di questo territorio e da lì è nato ‘Vaia Cube’, il nostro amplificatore passivo, realizzato con gli abeti rossi della Val di Fiemme e della Val di Fassa, con cui venivano fatti i famosi violini Stradivari, e un pezzo di larice che incastra questo cubo in abete. Ogni ‘Vaia Cube’ è unico e speciale, perché è spezzato a metà da un’ascia del nostro artigiano Giorgio, che fa sì che la rottura racconti la storia della ferita del territorio”.

“Inserendo il nostro smartphone in questo ‘Vaia cube’ il suono viene amplificato in maniera naturale e, direi, magico”, prosegue Federico Stefani. “È un progetto che guarda al futuro: per ogni ‘Vaia cube’ noi ripiantiamo un albero nei territori colpiti. Vaia è nato in un momento di difficoltà, di riflessione e di sofferenza, come quello che stiamo vivendo adesso: quel che è accaduto con il Coronavirus ci ha fatto chiedere qual è il nostro modello di vita e di sostenibilità per il futuro, rimettendo al centro la natura. L’esigenza di riconnettere l’uomo e la natura al nostro stile di vita”.


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